Un sapore di ruggine e ossa, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Siamo nel nord della Francia, Ali (Matthias Schoenaerts) un ex-pugile senza un soldo, un tetto sopra la testa o qualche amico che lo possa aiutare, si trova a doversi occupare di Sam, il figlioletto di cinque anni che l’uomo conosce a malapena. I due si recano ad Antibes dove la sorella di Ali non solo li accoglie, ma aiuta il fratello ad accudire il figlio e gli offre il suo garage come momentanea sistemazione.

La vita sembra aver dato tregua all’uomo ritrovatosi carico di responsabilità e quando Ali trova un lavoro come buttafuori in una discoteca, sembra che anche l’amore gli stia dando una chance. Lei si chiama Stéphanie (Marion Cotillard), una bella addestratrice di orche dal carattere forte, tra i due c’è del feeling, ma ad attendere Stéphanie al varco c’è il destino pronto a toglierle tutta la sua sicurezza e la sua voglia di vivere, menomandola e costringendola a lottare contro se stessa e il nuovo mondo in cui si troverà a vivere.

Alì però non fuggirà, le starà accanto, ne condividerà i tormenti, senza mai mostrare pietà o compassione, la conforterà nell’accettazione di un quotidiano diverso, attraverso un supporto emotivo schietto e tangibile che viene dal cuore e che anche la paternità ha contribuito a rendere più solido.

Dopo l’acclamato Il profeta, il regista francese Jaques Audiard torna dietro la macchina da presa con il melò Un sapore di ruggine e ossa. Dopo la digressione crime da prison-movie, il regista stavolta esplora un tormentato rapporto a due, una  relazione scossa da una tragedia che ne amplifica la percezione emotiva, supportata in questo caso da due performance attoriali, quelle della Cotillard e di Schoenaerts intense, partecipate, mai subite e tanto diverse tra loro da diventare complementari nell’evoluzione drammatica degli eventi.

La regia di Audiard non è certo convenzionale, il regista ha un approccio quasi idiosincratico al narrare in immagini, questo rende il film visivamente mai banale, mai prevedibile nel suo evolversi e nel mettere in scena un racconto che in altre mani stato meno duro e più accomodante, ma Audiard sa come sfruttare appieno la gamma espressiva dei due magnifici protagonisti capaci caratterizzare personaggi sfaccettati e dotati di una straordinaria empatia.

Su queste solide fondamenta Audiard costruisce una storia d’amore e amicizia di forte impatto, che scava in profondità spingendo lo spettatore a guardare oltre la superficie e a cercare dell’altro, un estetica dell’anima di cui Audiard è portatore sano e che anche stavolta riesce ad emozionare ad un livello che va ben oltre l’epidermico.

Nelle sale a partire dal 4 ottobre 2012

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Note di produzione: il film è liberamente ispirato all’omonima raccolta di racconti dello scrittore canadese Craig Davidson (Einaudi); la colonna sonora è del francese Alexandre Desplat (Il discorso del re, Harry Potter e i doni della morte, Reality).

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