Un poliziotto alle elementari, recensione

di Pietro Ferraro 2

Il losco Cullen Crisp (Richard Tyson), noto trafficante di droga psicopatico, grazie ai suoi agganci riesce a scoprire dove la sua ex-moglie Rachel (Penelope Ann Miller) è fuggita con il loro figlioletto e così dopo aver ucciso il suo informatore decide di andare sul posto per riprendersi il figlio. Crisp però non farà in tempo perchè finirà dietro le sbarre grazie alle dichiarazioni di una testimone che l’ha visto assassinare l’informatore e dovrà perciò contare sull’aiuto della madre per recuperare il bambino. Nel frattempo visto il pericolo tangibile che incombe su madre e figlio il detective John Kimble (Arnold Schwarzenegger) e la sua collega, l’agente Phobe O’Hara (Pamela Reed), saranno inviati sotto copertura nella piccola cittadina dove l’ex-moglie di Crisp risiede. Qui O’Hara si fingerà una maestra d’asilo per entrare in contatto con i bambini della scuola onde individuare il figlio di Crisp, ma proprio il primo giorno di scuola O’Hara si ammalerà costringendo Kimble a sostituirla e vista la totale inesperienza del poliziotto, il primo approccio con i piccoli e pestiferi alunni sarà a dir poco traumatico.

Un poliziotto alle elementari miscela un ardito mix di elementi che hanno fatto la fortuna del cinema di genere statunitense negli anni ’80, bambini e location scolastica classico connubio da family-movie e il poliziesco con l’elemento dell’agente sotto copertura, utilizzato anche di recente nei franchise comedy Miss Detective e Big Mama.

Il film rappresenta per Schwarzenegger la seconda incursione nel genere comedy dopo una prima prova con I Gemelli dove era in coppia con Danny DeVito e ancora diretto dallo specialista Ivan Reitman. Anche stavolta il regista del classico Ghostbusters sfrutta appieno tanto la carismatica imponenza quanto la goffagine di Schwarzy rispetto ad un genere piuttosto complesso da approcciare, ma come di consueto la ben rodata macchina da intrattenimento hollywoodiana sa come valorizzare anche performance attoriali non propriamente memorabili e alla fine il film scorre via senza grossi intoppi, tra gag a sfondo scolastico e un pizzico di romance, in attesa che la minaccia incombente costringa il Terminator austriaco a sfoderare di nuovo  muscoli e armi da fuoco, elementi questi ultimi che purtroppo per gli amanti dell’action stavolta restano decisamente ai margini di un film che punta con decisione ad una platea piuttosto eterogenea.

Note di produzione: nel film ci sono apparizioni per Angela Bassett nei panni di una hostess e di un giovanissimo Jason Reitman, figlio del regista Ivan Reitman che appare in una sequenza in cui bacia una ragazza. Tra i piccoli alunni dell’asilo vi segnaliamo ruoli per Odette Yustman (Rosa), successivamente apparsa in Cloverfield e protagonista dell’horror Il mai nato e Miko Hughes, il bambino-zombie di Pet Sematary, che nel film pronuncia la ormai celeberrima frase che potete ascoltare nella clip in coda al post.

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