Terminator 2-Il giorno del giudizio, recensione

di Pietro Ferraro 9

Siamo nel presente, l’anno è il 1994, a circa dieci anni dalla morte di Kyle Reese (Michael Biehn), che dopo aver distrutto il micidiale Terminator arrivato dal futuro per uccidere Sarah Connor, ha con quest’ultima concepito John Connor, il futuro leader della resistenza contro le macchine ribelli di Skynet.

La Connor ( Linda Hamilton) è finita in un manicomio criminale e il figlio John (Edward Furlong), ormai adolescente, viene sballottato da una famiglia affidataria all’altra. John ha un caratteraccio impulsivo e ribelle, la polizia lo conosce fin troppo bene, il ragazzo sfoggia un bel curriculum di furtarelli e malefatte varie.

Dal futuro però ecco rispuntare il vecchio T-800 (Arnold Shwarzenegger), stavolta per Connor non sembra esserci scampo, ma in realtà il cyborg è stato inviato nel passato, dalla resistenza e dalla versione adulta dello stesso Connor per evitare che un micidiale T-1000 (Robert Patrick), ultramoderno e letale prototipo di terminator con poteri mutaforma, possa elimibare il regazzo e cambiare radicalmente le sorti della guerra contro le macchine.

Così il terzetto, formato dal giovane John, il T-800 e Sarah Connor, liberata nel frattempo dall’istituto psichiatrico, cercherà di sfuggire ad una sequela di assalti da parte del T-1000, scoprire qualcosa di più sugli eventi del futuro e, dopo aver eliminato il letale terminator mutaforma, madre e figlio daranno inizio ad una lunga fuga che finirà solo con l’avvento dell’imminente Apocalisse.

James cameron conosce bene la formula effetti speciali+adrenalina, in questo caso l’investimento in soldoni è davvero epocale, si parla di quasi cento milioni di dollari, e sullo schermo si vedono tutti. Gli effetti speciali sono all’avanguardia, le mutazioni solido-liquido del T-1000 lasciano esterefatti ( siamo nel 1991), il film dura oltre due ore, nel caso della versione estesa si toccano i 154 minuti, ma la cosa sembra essere irrivelante, tanta è la dinamicità di questo ipertrofico popcorn-movie

Il primo Terminator è, e rimarrà ancora per molto, un cult inarrivabile, un gioiello di tensione e cupa sci-fi post-apocalittica, ma questo sequel fa il suo dovere e diverte, certo lo spessore è azzerato a favore dell’action e dello spettacolo, ma in questo caso Cameron ci infila citazioni, giochi temporali e ironia a vagonate che ne fanno un perfetto e adrenalico blockbuster, questo nonostante in più di un’occasione il film assuma le sembianze di un eccessivo e fracassone giocattolone ipertecnologico.

Commenti (9)

  1. Sono d’accordo, molta azione, forse troppa, ma fatta bene e soprattutto con una nuva sarah fortissima

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