Ben Hur: recensione

di Pietro Ferraro 5

Dopo la nascita del Messia e prima della sua crocifissione assistiamo alle vicende di Giuda Ben-Hur (Charlton Heston), un ricco principe e commerciante giudeo che entra in conflitto con il comandante Messala, suo vecchio amico d’infanzia ora a capo delle legioni del neo-governatore romano Valerio Grato. Quando Ben-Hur entra in aperto contrasto con Messala questi con una scusa gli fa imprigionare madre e sorella e condanna lui alla schiavitù sulle galee.

Durante la prigionia Ben-Hur incontrerà il Messia e salverà la vita al console romano Quinto Arrio caduto accidentalmente in mare durante una battaglia, riconoscente il console adotterà Ben-Hur e lo porterà con sè a Roma.

Ben-Hur non riesce a dimenticare la madre e la sorella e lascia Roma per tornare a Gerusalemme, durante il suo viaggio incontrerà Baldassarre uno dei re magi che gli farà conoscere lo sceicco Liderim, organizzatore di corse con le bighe. Ben-Hur accetterà di correre per lo sceicco e si prepara a tornare a Roma pronto a  consumare la sua vendetta.

Tornato nella casa natia, Ben-Hur incontra l’amico Simonide e sua figlia Ester, da sempre innamorata di lui, quest’ultima nasconde a Ben-Hur la grave malattia che affligge la sorella e la madre, le due donne sono malate di Lebbra, e  mente raccontando della morte delle due nelle prigioni romane.

Ben-Hur distrutto dal dolore affronta Messala nell’arena, vince la gara di bighe nonostante le scorrettezze dell’avversario che cadendo finirà travolto ed ucciso, non prima però di aver rivelato all’amico e avversario che madre e sorella sono confinate nella valle dei lebbrosi appena fuori della città.

Ben-Hur nonostante le resistenze di Ester visita più volte la madre e la sorella e decide di accompagnarle a vedere il passaggio del Messia che in quel momento sta affrontando la Via Crucis, le due saranno miracolosamente guarite e tutta la famiglia tornerà unita come un tempo.

Siamo di fronte ad un classico senza tempo, un kolossal per l’epoca di proporzioni bibliche, scusate il gioco di parole, undici premi Oscar, il re incontrastato del peplum. Charlton Heston è un perfetto Ben-Hur, solido e carismatico e con la fisicità giusta per trasformarsi in questo eroe d’altri tempi.

Ben-Hur unisce l’azione alla narrazione storica in un perfetto equilibrio, questo anche grazie alla regia efficace del veterano William Wyler, già regista del romance Vacanze romane e del trhiller Ore disperate. Il notevole budget ha permesso una spettacolare ricostruzione storica a livello di costumi e scenografie. Da segnalare in ultimo che la sceneggiatura originale di Karl Tunberg non piacque al regista Wyler che con lo scrittore Gore Vidal decise di rimaneggiarla. Vidal espresse l’intenzione di trasformare l’amicizia tra Messala e Ben-Hur in un amore omosessuale e questo gli costò il posto, un gran coraggio considerando l’epoca.

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