Un allenatore in palla: recensione

di Pietro Ferraro 2

 L’allenatore Roy (Martin Lawrence) ha un curricilum di tutto rispetto, dopo aver vinto due campionati studenteschi di seguito il suo nome fa bella mostra di sè su quotidiani e nelle trasmissioni sportive,gli sponsor lo vogliono, i suoi giocatori lo ammirano, ma l’ennesima sfuriata in campo contro gli arbitri stavolta avrà un prezzo decisamente alto.

La sua immagine è in caduta libera, Roy viene bandito vita natural durante dalla lega studenesca di basket, ma il volitivo coach spera di potersi riabiltare agli occhi di tutti acettando di allenare la squadra di basket della sua vecchia scuola media.

La squadra composta letteralmente da schiappe ben poco inclini allo sforzo agonistico, rappresenterà per lui un ottimo viatico che ne addolcirà il carattere e lo porterà, errore dopo errore, a capire il  valore intriseco dello sport e della competizione.

Un allenatore in palla si rivela una godibile comedy adatta a tutte le età, lo sport e la sua edificante forza emotiva è parte importante del sogno americano e Hollywood ha una lunga e gloriosa tradizione in questo senso, e anche stavolta, pur con qualche difficoltà, riesce a trasmettere il messaggio e a intrattenere.

Non si sa quanto volontariamente, secondo noi abbastanza, il Martin Lawrence di un allenatore in palla sia recitativamente più contenuto, infatti il film non lascia spazio a gag eccessive o a dialoghi sopra le righe, anzi denota una certa accortezza nel non sovverchiare i piccoli co-protagonisti, che così non solo ne escono indenni, ma danno a questa comedy  la giusta leggerezza e tenerezza di cui abbisogna un film per ragazzi..

Il regista Steve Carr è l’altro asso nella manica di tutta l’operazione, dopo i successi made in Murphy de Il Dottor Dolittle 2 e L’asilo dei papà affronta con la giusta prospettiva, quella del family-movie, il film, che senza strafare riesce a soddisfare un pubblico molto variegato.

Un allenatore in palla è quello che definiremmo il classico film per tutti, i ragazzini potranno immedesimarsi nei piccoli e goffi atleti in erba e gli adulti si godranno un Martin Lawrence più contenuto del solito, ma non per questo meno efficace.

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