Toy Story 3-La grande fuga, recensione

di Pietro Ferraro 7

Si prevedono tempi bui per Woody, Buzz e la cricca di giocattoli di Andy, il loro padroncino ormai cresciuto sta per affrontare il college, idem per la sorellina ormai quasi adolescente e pronta ad abbandonare bambole e giochi per ragazzini, riviste di moda e shopping con le amiche.

Mentre la truppa di soldatini di plastica si da alla fuga consapevole di essere l’ultima ruota del carro destinata alla spazzatura, Woody cerca di tranquilizzare gli altri giocattoli e tenere alto il morale prefigurando un futuro in soffitta piuttosto che in qualche discarica.

Purtroppo per un errore il sacco contenente i nostri amici invece che finire nella soffitta, prima rischierà di essere compattato da un camion della spazzatura, per poi finire in uno scatolone con giocattoli donati all’asilo Sunnyside, in cui tutti tranne Woody vogliono fuggire, convinti che Andy li abbia volontariamente gettati via.

Una volta giunti all’asilo a Buzz e soci sembrerà di aver trovato il paradiso, tanti bambini con cui giocare e un posto sicuro che li accoglie con calore, grazie alla guida del saggio orso Lotso che mostrerà al gruppo la camera dove verranno ospitati e dove di li a breve incontreranno i bambini.

Mentre Woody non accetta la nuova sistemazione salutando i suoi amici e mettendosi in viaggio per tornare da Andy, il gruppo dopo aver avuto un assaggio dell’affetto devastante di un orda di terrificanti marmocchi, scoprirà che Lotso non è quel che sembra, il dolce orsacchiotto che profuma di fragola in realtà è il malvagio boss di quello che sembra un vero e proprio campo di prigionia per giocattoli.

Terzo capitolo cinematografico per la fortunata serie lanciata dalla Pixar di John Lasseter nel 1995, divenuto poi un lucroso franchise, che nonostante il giro d’affari che in questi quindici anni ne ha fatto una  vera e propria gallina dalle uova d’oro per i produttori statunitensi, rimane nell’ambito dei lungometraggi d’animazione per il grande schermo una serie di alto profilo per realizzazione, contenuti e appeal verso un pubblico adulto.

La regia di questo terzo e ultimo capitolo è affidata al regista e montatore Lee Unkrich, nel curriculum il secondo capitolo della trilogia e due co-regie per Monsters & Co. e Alla ricerca di Nemo, mentre la colonna sonora è affidata per la terza volta al veterano Randy Newman.

Questo terzo capitolo subisce un’ulteriore e definitiva evoluzione rivolgendosi ad un pubblico decisamente più adulto, un’atmosfera nostalgica segna l’intera pellicola, tutto è meno giocattoloso, si toccano temi come la crescita e l’abbandono, si esplora il lato meno fumettoso di alcuni personaggi, vedi l’egocentrico e vanesio Ken, piuttosto che il ferito e rancoroso Lotso.

Con un 3D efficace, ma non indispensabile gli autori della Disney-Pixar salutano i temi della prime due pellicole con una rutilante sequenza d’apertura, per poi cambiare decisamente registro e provare a raccontarci ancora una volta il mondo visto dalla perte dei giocattoli, ma con un approccio decisamente più adulto allo script, fermo restando che per i più piccini non mancherà certo il divertimento.

Toy Story 3-La grande fuga ci riserva una sequenza cinematograficamente memorabile, per sviluppo visivo e contenuti, stiamo parlando del flashback con l’abbandono fortuito di Lotso, davvero cinema d’alto profilo paragonibile pur se in tono minore all’incipit di Up! con la storia d’amore tra i due protagonisti che inizia dall’infanzia.

Toy Story 3-La grande fuga è senza dubbio il miglior capitolo della serie, con personaggi tanto inquietanti, vedi il bambolotto Bimbo degno di un film di Dario Argento, quanto spassosi, il Buzz Lightyear versione romantica è da antologia, insomma siamo di fronte senza dubbio ad un congedo in grande stile.

Note di produzione: esordio col botto per il film negli States con un incasso parziale di 41 milioni di dollari, per toccare i 109 milioni totali alla chiusura del primo week-end di programmazione. Ci vorrà poco affinchè il budget investito (200 milioni di dollari) venga ampiamente coperto (473 milioni di dollari). Ricordiamo che il primo capitolo della serie Toy Story-Il mondo dei giocattoli è stato selezionato per la preservazione nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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