Torino Film Festival 2011, vincitori: miglior film l’islandese Either Way

di Pietro Ferraro Commenta

Ha chiuso i battenti la ventinovesima edizione del Torino Film Festival registrando l’ennesima debacle di riconoscimenti italiani e la vittoria  del regista islandese Hafsteinn Gunnar Sigurdsson con il suo Either Way, storia d’amicizia e quotidiano di due operai addetti alla manutenzione stradale, che ammazzano il tempo tra un intervento e l’altro confidandosi e imbastendo un laconico duetto sullo sfondo di un’Islanda anni ’80. Tra gli altri premi assegnati segnaliamo l’ex-aequo per il Premio speciale della Giuria tra il francese 17 Filles/17 ragazze di Delphine e Muriel Coulin e Tayeb, khalas, yalla/Ok, enough, goodbye di Rania Attieh e Daniel Garcia (Emirati Arabi Uniti/Libano). Il premio per la miglior attrice e il miglior attore sono andati rispettivamente alla tedesca Renate Krossner per Vergiss dein ende/Way home di Andreas Kannengiesser (Germania) e all’inglese Martin Compston per Ghosted di Craig Viveiros. Dopo il salto trovate la lista completa dei vincitori.

La giuria internazionale della ventinovesima edizione del Torino Film Festival:

Jerry Schatzberg (Presidente, USA), Michael Fitzgerald (USA), Valeria Golino (Italia), Brillante Mendoza (Filippine), Hubert Niogret (Francia).

Miglior Film:

Á ANNAN VEG / EITHER WAY di Hafsteinn Gunnar Sigurdsson (Islanda)

Premio speciale della Giuria ex-aequo:

17 FILLES / 17 RAGAZZE di Delphine e Muriel Coulin (Francia)

TAYEB, KHALAS, YALLA / OK, ENOUGH, GOODBYE di Rania Attieh e Daniel Garcia (Emirati Arabi Uniti/Libano)

Premio per la Miglior Attrice:

RENATE KRÖSSNER per VERGISS DEIN ENDE / WAY HOME di Andreas Kannengiesser (Germania)

 Premio per il Miglior Attore:

MARTIN COMPSTON per GHOSTED di Craig Viveiros (Regno Unito)

Premio miglior documentario internaziionale:

La giuria composta da Vincent Dieutre (Francia), Andréa Picard (Canada) e João Trabulo (Portogallo) con la seguente premessa:

Prima di tutto vogliamo sottolineare la qualità della selezione, nelle scelte artistiche come nella varietà delle provenienze. Dai maestri riconosciuti come Herzog e Scorsese a dei tentativi più sperimentali, la selezione ha dipinto un bel paesaggio del mondo di oggi nelle sue contraddizioni.

 Miglior Film:

LES ÉCLATS (MA GUEULE, MA RÉVOLTE, MON NOM) di Sylvain George (Francia)

Per le sue grandi qualità estetiche, il coraggio e la tenacia della sua opera militante, e per la sua fede nel potere del cinema di cambiare il mondo“.

Menzione Speciale a:

THE COLOR OF PAIN di Lee Kang-Hyun (Corea del Sud)

Per l’intelligenza e l’ambizione della sua visione del mondo del lavoro, per la forza della sua meditazione estremamente moderna“.

ITALIANA.DOC

La Giuria di italiana.doc, composta da Françoise Lebrun (Francia), Sirkka Möller (Germania), Eugenio Renzi (Italia).

Miglior Documentario Italiano:

L’OROGENESI di Caldwell Lever (Italia/USA)

“Abbiamo voluto premiare una proposta inedita e coraggiosa. Su un soggetto inusuale per il documentario – e classico sui libri scolastici – come la nascita mitica della civiltà italica, L’OROGENESI colpisce per il trattamento ironico e serio. Una rivisitazione della Storia per frammenti arbitrari ma rivelatori, che gioca intelligentemente con l’arcaismo e l’anacronismo di immagini e parole. Ludica insolenza magistralmente incarnata”.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA:

IL CASTELLO di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (Italia)

Abbiamo deciso di assegnare il Premio Speciale della Giuria ad un film che ci consente di vedere il dietro le quinte di un’istituzione che la maggior parte di noi pensa di conoscere. Con rigore e curiosità, i registi mantengono costantemente una limpida visione cinematografica e rispettano la modalità narrativa scelta. Le lunghe sequenze, girate nell’ arco di un intero anno, svelano il microcosmo dell’aeroporto e dei suoi abitanti, sia di chi ci è solo passato attraverso che di chi è invece sempre lì“.

 Menzione Speciale a:

FREAKBEAT di Luca Pastore (Italia)

Vogliamo menzionare FREAKBEAT per il revival e lo humour di un mondo scomparso, dove le speranze erano tanto diverse e la libertà sembrava essere possibile“.

ITALIANA.CORTI

La Giuria di italiana.corti del 29° Torino Film Festival: Yuri Ancarani (Italia), Alice Rohrwacher (Italia) e Carlo Michele Schirinzi (Italia).

Miglior Cortometraggio:

VIA CURIEL 8 di Mara Cerri e Magda Guidi (Francia)

Forma e contenuto si strattonano a vicenda, risucchiandoci nel loro mistero. Un déjà vu?

Premio speciale della Giuria –  Premio Kodak:

OCCHIO DI VETRO CUORE NON DORME di Gabriele di Munzio (Francia)

Trasparente nella sua confusione, reale nella sua inadeguatezza.

Menzione Speciale a:

DELL’AMMAZZARE IL MAIALE di Simone Massi (Italia)

Una freccia dolorosa e bellissima che squarcia la nostra memoria.

PREMIO CIPPUTI

La Giuria, composta da Francesco Tullio Altan, Francesca Comencini e Riccardo Iacona assegna il Premio Cipputi 2011.

Miglior film sul mondo del lavoro:

LE VENDEUR di Sébastien Pilote (Canada)

In un pezzo del primo mondo, il cui motore improvvisamente si è fermato, gli operai rimangono a casa e non si vendono più le cose prodotte, in un piccolo paese nel profondo del Québec, ricoperto giorno e notte  da una spessa coltre di neve, Sébastien Pilote riesce a farci vivere la più grave crisi del capitalismo attraverso gli occhi e il cuore di un unico straordinario personaggio, un anziano venditore di macchine, l’oggetto simbolo della rivoluzione industriale, il più anziano e il più bravo di tutti. Nello sconvolgimento emotivo che travolge l’anziano venditore,  riconosciamo tutte le fatiche e gli aggiustamenti di senso sul valore del lavoro che la crisi ha imposto: quello che riempie i vuoti affettivi, quello che perdi e non pensavi che sarebbe mai successo, quello che ti uccide, quello che ti salva…

SPAZIO TORINO

Premio Chicca Richelmy per il Miglior Cortometraggio realizzato in Piemonte in collaborazione con Premio Achille Valdata.

SE DAVVERO, PRENDERÒ IL VOLO di Filippo Vallegra (Italia)

Per il gusto estetico e la scelta di creare un lavoro completo.

PREMIO FIPRESCI

La Giuria composta da Emanuel Levy (USA), Jean-Marie Mollo Olinga (Camerun) e Piero Spila (Italia).

Miglior film di Torino 29:

LE VENDEUR di Sébastien Pilote (Canada)

Un importante film ambientato nel cuore del Québec e sullo sfondo della grave crisi socio-economica in atto. Protagonista assoluta la neve ghiacciata che sembra bloccare per sempre le persone, i sentimenti, le cose. Il film rappresenta con limpidezza di immagini e rigore di racconto l’illusione di un uomo che crede di potersi salvare da solo, al riparo del Sistema e in balia delle sue regole ineluttabili. Una particolare segnalazione alla bravura di tutti gli interpreti e alla maturità della regia.

PREMI COLLATERALI

PREMIO SCUOLA HOLDEN

La Giuria composta dagli allievi del Corso biennale di scrittura e story-telling.

Miglior sceneggiatura di Torino 29:

Á ANNAN VEG / EITHER WAY di Hafsteinn Gunnar Sigurdsson (Islanda)

Un film essenziale e beckettiano che sta in equilibrio sul filo di una linea di mezzeria tirata da un nulla a un niente nel deserto islandese popolato da fantasmi femminili.

PREMIO ACHILLE VALDATA

La Giuria composta da 20 lettori di “Torino Sette”:

Miglior film Torino 29:

50/50 di Jonathan Levine (USA)

Per l’abilità degli autori nel raccontare una storia difficile con il giusto equilibrio tra dramma e commedia.

PREMIO AVANTI!

La Giuria del Premio Avanti! (Agenzia Valorizzazione Autori Nuovi Tutti Italiani), composta da Chiara Boffelli, Fiammetta Girola, Davide Lantieri.

IL CASTELLO di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti

(Italia)

Per la capacità di catturare una realtà perlopiù inaccessibile, attraverso uno stile rigoroso e allo stesso tempo sempre coinvolgente.

PREMIO UCCA – VENTI CITTA’

La giuria nazionale UCCA (Unione Circoli Cinematografici Arci) composta da Mauro Brondi, Francesca Panebianco, Paola Scarnati.

FERRHOTEL di Mariangela Barbanente (Italia)

Per la capacità di raccontare l’esperienza dell’immigrazione nel nostro paese rivelando gli aspetti di lotta, resistenza, riscatto sociale e per lo sguardo emozionante che scava con delicatezza nell’intimità dei personaggi.

Menzioni Speciali:

BAD WEATHER di Giovanni Giommi (Germania/UK)

Per l’attenzione rivolta a un piccolo villaggio in cui le donne rivendicano il diritto ad una vita dignitosa.

UN MITO ANTROPOLOGICO TELEVISIVO di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo (Italia)

Per il visibile svelato di un mondo reale altrimenti perduto.

PREMIO BASSAN – ARTE & MESTIERE

La Giuria composta da Massimo Ghini, Cinzia Lo Fazio, Marco Risi assegna il Premio per la miglior scenografia.

MARCUS ROWLAND

scenografo del film ATTACK THE BLOCK di Joe Cornish (Francia/UK)

Nel progetto, se pur alle prese con locations dal vero, si nota la volontà di seguire uno stile estetico preciso basato sull’accurata  scelta  delle forme architettoniche degli ambienti  esterni e  dall’uso  della fascia  cromatica dei verdi e dei rossi, usati alternativamente, nel decoro degli interni. Nel lavoro svolto dallo scenografo si apprezza la volontà di non eccedere nell’uso di colori o delle  forme esagerate, e l’ accurata caratterizzazione degli ambienti interni  nella scelta dell’ arredo. Perfetta poi la sintonia dell’intero reparto artistico, scenografia, fotografia e costumi, che, in maniera evidente allo spettatore critico, hanno condiviso un percorso cromatico ben preciso.

PREMIO GLI OCCHIALI DI GANDHI

La Giuria composta da Cristina Balzano, Giorgio Barazza, Dario Cambiano, Laura Operti, Marco Scarnera.

VERGISS DEIN ENDE / WAY HOME  di Andreas Kannengiesser (Germania)

Per aver rappresentato la capacità di superare i conflitti interpersonali e le convenzioni sociali mediante l’empatia, la solidarietà, la dedizione gratuita e senza pregiudizi; per la coesione e l’equilibrio della regia e per la delicatezza introspettiva trasmessa dagli interpreti.

Menzioni Speciali:

CONDITION di Andrei Severny (USA)

Per l’attenzione conferita alla relazione come cura e alla ricerca di integrazione tra l’umanità e la natura.

INTO THE ABYSS di Werner Herzog (USA)

Per aver affrontato il tema della pena di morte e della violenza dell’istituzione carceraria con rispettosa sobrietà, testimoniando il valore assoluto della vita.

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