Ti stimo fratello, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Giovanni (Giovanni Vernia), figlio di un maresciallo della finanza, è un neo-laureato in ingegneria elettronica che si trasferisce a Milano in cerca di un lavoro. Giunto in città si troverà di fronte ad una sequela interminabile di infruttuosi colloqui fino a che, costretto per sbarcare il lunario a lavorare come tecnico/riparatore di fotocopiatrici, non verrà assunto come creativo in un’agenzia pubblicitaria. Giovanni trovato un appartamento ed una fidanzata, che è anche la figlia del suo capo, vedrà il suo tran tran quotidiano sconvolto dall’arrivo del fratello gemello Jonny (Giovanni Vernia), giunto a Milano per sostenere un esame per entrare nel corpo della Guardia di finanza. Considerato da sempre la pecora nera della famiglia Jonny, che ha ha la mentalità di un adolescente e vive solo per il ballo e la discoteca, diventerà invece uno degli animatori più famosi e richiesti di Milano, conquistando anche la bella cassiera Alice (Susy Laude), che ingannata dalla somiglianza e da qualche omissione penserà che Jonny e Giovanni siano in realtà la stessa persona…

Davvero arduo il tentativo di portare su grande schermo uno dei personaggi più famosi della trasmissione Zelig, il Jonny Groove di Giovanni Vernia, oltretutto non inserendolo all’interno di un film corale, supportato da altri comici, ma allestendo un’operazione in cui Vernia si cimenta in un triplice ruolo, quello di protagonista e in quelli ancor più onerosi di co-regista e co-sceneggiatore insieme all’esordiente Paolo Uzzi.

La sensazione che si ha guardando Ti stimo fratello, che ammicca palesemente alla commedia E’ arrivato mio fratello con Renato pozzetto, è che oltre ad una confezione dignitosa non ci sia null’ altro, il Jonny Groove made in Zelig del comico genovese non ha ne lo spessore comico ne il background per poter occupare lo spazio di un’intero film. Il personaggio di Vernia non ha certo la vis comica del terrunciello di Abatantuono, che tra l’altro proviene come Vernia dal cabaret ed appare nel film nei panni di un gestore di una modaiola discoteca, ma richiama molto di più nella sua dimensione fortemente televisiva l’imbarazzante pierre col marsupio di Giorgio Panariello e come quet’ultimo (ricordate il pessimo Bagnomaria?) affronta il debutto su grande schermo con davvero troppa nonchalance e forte di un personaggio che nasce e muore nel tempo di una gag.

Note di produzione: Il cast del film include anche Diego Abatantuono, Maurizio Micheli e Bebo Storti.

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