Thor, recensione

di Pietro Ferraro 1

Odino (Anthony Hopkins) sovrano di Asgard all’indomani di una sanguinosa guerra con i giganti del ghiaccio stipula un patto di non belligeranza con il sovrano di questi ultimi, portando la pace tra le dimensioni e salvando la Terra dalla distruzione.

Purtroppo la fragile tregua viene incrinata dall’incursione di alcuni giganti del ghiaccio all’interno dei confini di Asgard, fino alla sacra stanza delle armi all’interno della dimora di Odino, nel frattempo intento a celebrare il passaggio di poteri al figlio legittimo e futuro sovrano di Asgard il possente Thor (Chris Hemsworth).

Dopo l’incursione fortunatamente sventata a palazzo, l’irruento Thor vuole vendetta e propone ad Odino di radunare un esercito e invadere il Regno dei ghiacci, Odino si rifiuta di scatenare un’altra sanguinosa guerra e allora Thor in compagnia del fratellastro Loki (Tom Hiddleston) e di altri tre valorosi guerrieri ed amici, Volstagg (Ray Stevenson), Fandral (Joshua Dallas) e Hogun (Tadanobu Asano), si lancia in una missione punitiva che finirà solo per far adirare Odino e compromettere definitivamente la pace.

Thor si ritroverà così esiliato dal divino padre sulla Terra, privato dei suoi poteri e del suo potente martello scoprendo sulla sua pelle cosa significano umiltà, lungimiranza e saggezza grazie anche all’amore della bella scienziata Jane Foster (Natalie Portman), ma mentre sulla Terra il tragitto che porterà il dio del tuono sul trono di Asgard viene portato a compimento, nel regno di Odino Loki trama alle spalle del fratello e del suo stesso padre.

Anche il possente Thor supereroe Marvel di origini divine sbarca su grande schermo sotto la supervisione del regista Kenneth Branagh, che si ritrova a dover dare il giusto equilibrio ad un background di suggestivo spessore come la mitologia nordica da cui Stan Lee ha tratto molti elementi per tratteggiare il suo Dio del tuono e il lato più easy, quello da cinefumetto per adolescenti dove il lato disimpegnato stempera la seriosità e l’epicità dei personaggi tra battute e situazioni divertenti che strappano la risata, riportando i supereroi alla loro dimensione più umana.

Il problema del Thor di Branagh è tutto qui, il non saper gestire il lato non epico della trama, quello terreno in cui il personaggio interpretato dall’indubbiamente  somigliante, ma monoespressivo Chris Hemsworth si cimenta con un’umanità di cui non conosce le infinite limitazioni, riducendo l’esilio umano del protagonista a due o tre situazioni piuttosto imbarazzanti e ad una storia d’amore senza il minimo sindacale di appeal e qui è da sottolineare il modo in cui si è malamente sfruttato il talento di una Natalie Portman impegnata a recitar dialoghi di una piattezza unica.

Se incanta la dimensione asgardiana realizzata con CGI di altissimo profilo, è al limite del sopportabile la messinscena allestita nella piccola cittadina del Nuovo Messico, che se voleva contrapporre la grandiosità del regno di Odino con le ristrettezze della piccola e arretrata dimensione umana c’è benissimo riuscita, ma quattro location prive di un attore capace di dinamicizzarle e di uno script perlomeno credibile a supporto, ben presto diventano una prigione e sfidano la pazienza non solo del possente Thor, ma anche di chi sta davanti allo schermo intento a sorbirsi l’ennesimo ininfluente 3D.

Quindi Thor resta fondamentalmente un’occasione persa, lode al coraggio di tentare un approccio registico più maturo con la scelta di Branagh e comprendiamo anche che Thor è forse il personaggio più complesso e al contempo più  anacronistico dell’universo Marvel, ma trasformarlo in una versione rozza dell’irritante Beowulf di Zemeckis e coinvolgerlo in imbarazzanti scenette da comica è un azzardo che su schermo non paga, anche perchè Hemsworth non è certo Robert Downey Jr. e Branagh si è dimenticato che Thor non può fruire della medesima ironia ne tantomeno della dimensione camp sfoggiata da supereroi come I Fantastici Quattro.

Note di produzione: costume e barba segnano solo alcune delle differenze tra il Thor originale di Stan Lee e Jack Kirby e quello su schermo, nel film oltre all’attore svedese Stellan Skarsgard (Angeli e demoni) anche apparizioni per Stan Lee e J. Michael Straczynski, quest’ultimo autore della più recente serie di albi a fumetti dedicati a Thor, nonchè sceneggiatore di Ninja Assassin e del Changeling di Clint Eastwood.

Commenti (1)

  1. Caro Pietro,
    condivido pienamente la recensione.
    Il film è appena passabile per quel che riguarda la dimensione divina, ma veramente modesto (per essere buoni) in tutta la parte relativa all’esperienza terrena del protagonista.
    Onestamente mi sarei aspettato molto di più dal Dio del Tuono, ma dopo la prova indecente del recente Dylan Dog o del primo Hulk, direi che mettere sul grande schermo i personaggi dei fumetti non è un esercizio da prendere alla leggera e spesso risulta motivo di fallimenti tanto evidenti quanto irritanti.
    Grazie dello spazio!
    Ip

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