The zero theorem, recensione

di Cinemaniaco Commenta

Pochi azzardi tecnologici, seppur significativi, molta sostanza e molta lungimiranza. Gli attori sono ‘originali’ nel loro modo di condurre i personaggi fino al traguardo. Esso, per quanto buio come la visione di un futuro (migliore), è costernato da successi e capacità di riuscire a imporsi. Prova ne è che “The zero theorem” convince, malgrado sia stato girato con pochi soldi.

Venezia 70 si configura come il luogo giusto per l’arrivo di un film del calibro di “The zero theorem”, attesissima opera di Terry Gilliam che si configura come un attacco alla tecnologia.

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Per il regista di Minneapolis si tratta del tredicesimo film. Uno di quelli per i quali vale la pena di ‘pensare in grande’. Non a caso, il cast è di quelli che difficilmente si dimenticano. Basta citare Qohen Leth (Palma d’Oro e Premio Oscar) e Christopher Waltz. Il cacciatore di taglie di “Django Unchained”, per l’occasione recita il ruolo di un geek informatico alquanto complessato. Waltz è impiegato presso la multinazionale Management.

Per lui e per il suo lavoro, Gilliam, ha disegnato un mondo tecnologico che tanto ricalca le passioni e gli ideali del regista.

Bizzarro è anche il personaggio disegnato per Qoehn Leth. L’attrice, in “The zero theorem”, usa il “noi” per parlare di sé. Inoltre, non ha vita sociale e vive in una chiesa abbandonata. Qui si accompagna di un macchinario futuristico: una specie di iPhone tuttofare, sul quale si svolgono persino le sedute di psicoanalisi.

Il teorema dello zero

Un giorno, Qoehn Leth chiede di lavorare da casa. Un giorno, un altro giorno, Matt Damon (il direttore dell’azienda) le affiderà un importante incarico: quello di risolvere il teorema dello zero, rompicapo algebrico/informatico che consentirà alla megaditta di non perdere più profitto nella produzione.

“La tecnologia è l’oppio dei popoli”

Gilliam ha le idee chiare. Le ha sul cinema, ma questo si sapeva, e sul tempo che stiamo vivendo. Tempo che ha raccontato in “The zero theorem”, con maestria. Un tempo in cui il futuro è diventato presente, imprigionando la realtà. Le relazioni, prettamente o quasi virtuali, create dal web entrano nell’occhio del ciclone.

Le parole con cui Gilliam ha presentato il film a Venezia sono meglio di qualsiasi altra spiegazione, sul film e su ciò che circonda la vita del regista quotidianamente:

“La mattina mi alzo e in un secondo ho accesso a tutte le informazioni del mondo, ma la comunità divisa dalla crisi non riceve risposte per superarla. Vedi la Primavera araba: una rivolta di popolo nata sul web, poi dopo un anno in Egitto è tornato tutto come prima.

Il giudizio del CineManiaco

“The zero theorem” è un ottimo film e Terry Gilliam è in gran forma. Eccentrico e bizzarro sul set e sulla scrittura delle scene, come ai tempi de “L’esercito delle 12 scimmie” e di “Brazil”. Pochi azzardi tecnologici, seppur significativi, molta sostanza e molta lungimiranza. Gli attori sono ‘originali’ nel loro modo di condurre i personaggi fino al traguardo. Esso, per quanto buio come la visione di un futuro (migliore), è costernato da successi e capacità di riuscire a imporsi. Prova ne è che “The zero theorem” convince, malgrado sia stato girato con pochi soldi.
Voto: 7

Scheda del film

GENERE: Drammatico, Fantascienza, Thriller
ANNO: 2013
REGIA: Terry Gilliam
CAST: Christoph Waltz, Melanie Thierry, David Thewlis, Lucas Hedges, Matt Damon

Trailer

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