The Bourne Ultimatum-Il ritorno dello sciacallo,recensione

di Pietro Ferraro 5

PROLOGO: Jason Bourne (Matt Damon) letale macchina per uccidere al servizio della CIA perde la memoria ritrovandosi in fin di vita ripescato al largo delle coste italiane, guadagnata la terraferma cercherà di ricostruire frammento dopo frammento la sua identità, cercando nel frattempo di sfuggire ad alcuni killer che gli danno la caccia e innamorandosi della bella Marie (Franka Potente) che gli rimarrà al fianco.

IERI: Sfuggito ad una poderosa caccia all’uomo organizzata dalla CIA e rifugiatosi in India, Bourne vedrà morire la sua donna a causa di un killer della mafia russa, e in cerca di vendetta sventerà un complotto ordito ai suoi danni dall’Agenzia onde trasformarlo nel perfetto capro espiatorio.

OGGI: mentre Bourne prosegue la sua ricerca per scoprire chi materialmente ne ha fatto uno spietato killer e chi ha ucciso la sua Marie, la CIA mette in cantiere un nuovo progetto segretissimo a base di super-killer. e mentre la caccia porterà Bourne da New York  a Tangeri passando per Torino, Londra e Madrid, l’identità del suo creatore si farà sempre più vicina.

Terzo adattamento dalla serie di romanzi spionistici di Robert Lundlum, ancora il Paul Greengrass del secondo capitolo dietro la machina da presa, ancora un’ulteriore evoluzione visiva della messinscena con un utilizzo ancor più ardito e dinamico della regia, virtuosismi che fortunatamente non diventano mai stiloso vezzo fine a se stesso, ma coinvolgente cornice ad uno script come al solito efficace e fruibile.

Forse è questo il segreto di questa trilogia, riuscire a mantenere così alto il livello dell’intrattenimento senza cadere nelle trappole del genere, naturalmente asso nella manica il bravo Matt Damon che con la sua aria da bravo ragazzo trasmette con efficacia il letale killer sepolto in lui.

The Bourne Ultimatum risulta all’altezza dei due capitoli precedenti, lascia ampio spazio ad un prosieguo della storia e ci permette di godere di una sorta di alternativo Bond meno manieristico e più vitale, simile se vogliamo al Daniel Craig di Casinò Royale, naturalmente senza nulla togliere alla serie classica che resta tra alti e bassi creativi, comunque un indiscusso must del genere.

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