Take Shelter, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Curtis LaForche (Michael Shannon) è un operaio che vive ad Elyria, Ohio con sua moglie Samantha (Jessica Chastain) e la loro figlioletta non udente Hannah (Tova Stewart). L’uomo comincia a manifestare i segni di una forma di disordine psicotico che si manifesta con paranoia, incubi, attacchi di panico e una vera e propria ossessione per un vecchio rifugio anti-tornado che l’uomo ha in giardino e che improvvisamente decide di ampliare e ristrutturare, sempre più certo che i sogni a sfondo apocalittico che lo tormentano siano premonitori di un evento catastrofico, un’imminente tempesta che avrà conseguenze inimmaginabili sulla popolazione.

Ben presto i sintomi di quello che sembra a tutti gli effetti un disagio mentale cominceranno a palesarsi in maniera sempre più evidente e sempre più incontrollabile, fino a che Curtis non si troverà sull’orlo del baratro con un terrore sempre più grande che lo divora dall’interno e che sembra riportarlo prepotentemente alla sua infanzia, legata ad alcuni eventi traumatici che coinvolsero la madre.

Raramente ci siamo trovati di fronte ad un approccio ad una tematica complessa come quella del disagio mentale, tanto visionario, efficace ed inquietante quanto quello utilizzato dal regista Jeff Nichols per il suo Take Shelter. Nichols costruisce un’ossessione paranoide con gli stilemi del thriller, instilla suggestioni orrorifiche di rara efficacia ed elabora un malessere attraverso reminiscenze apocalittiche, il personaggio di Michael Shannon si presenta come una via di mezzo tra un moderno ed incompreso Noè tacciato di follia con la sua ossessione per l’imminente diluvio universale e il John Nash di Russell Crowe, che nel biografico A Beautiful Mind si perde in un mondo immaginario che presto sconfinerà nella realtà trascinando la mente del celebre matematico alla deriva.

Nichols dopo il dramma Shotgun Stories, torna a collaborare con Shannon, qui davvero impressionante nel suo donare impercettibili, ma pregnanti sfumature emotive all’evoluzione di un disagio dell’anima prima che del corpo, mostrandoci un indubbio talento nell’ansiogena costruzione di sequenze oniriche di sottile impatto orrorifico che vanno ben oltre l’inquietante, riuscendo a  trasmettere angoscia, disturbando ad un livello subliminale che non si limita solo alla tensione ben costruita di una riuscita sequenza da thriller, ma capaci di scavare molto più in profondità.

Take Shelter è chirurgico nel suo evocare paure latenti per un futuro sempre più incerto, per certezze spazzate via dopo l’11 settembre, il protagonista incarna la paura di non riuscire a proteggere i propri cari da eventi ineluttabili e Nichols amplifica questo senso di inadeguatezza con un’apocalisse incombente, spiazza lo spettatore entrando e uscendo da incubi sempre più tangibili e spariglia le carte con un finale perfetto che pone domande, lascia quesiti insoluti, ipotizza risposte impossibili e ci racconta di una realtà oscura appena fuori dalla porta, capace di partorire mostruose fobie.

Nelle sale a partire dal 29 giugno 2012

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Note di produzione: Il film costato 5 milioni di dollari ha ricevuto svariati riconoscimenti internazionali tra cui Gran Premio della Settimana Internazionale della Critica, Premio SACD e Premio Fipresci al Festival di Cannes 2011 e premi come miglior film internazionale al Toronto Film Festival e allo Zurigo Film Festival.

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