Seven, recensione

di Pietro Ferraro 1

Al detective R. William Somersen (Morgan Freeman), veterano del dipartimento di polizia di New York prossimo alla pensione, viene affiancato il giovane collega David Mills (Brad Pitt). I due si ritrovano ad indagare su una serie di inquietanti omicidi a sfondo religioso, in cui un serial-killer decide di mettere in scena, con l’ausilio di vittime scelte ad hoc, i sette peccati capitali (Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia). Le indagini porteranno i due detective sulle tracce di un sospetto (Kevin Spacey) che però sembrerà imprendibile, sino a quando egli stesso non deciderà di porre fine alla sua fuga e portare a termine un piano ordito nei minimi dettagli in cui sia Mills che Somersen si troveranno coinvolti in veste di ignare pedine.

E’ il 1995 quando David Fincher, reduce dai travagli produttivi del suo Alien 3, sulla scia del thriller-cult Il silenzio degli innocenti, che quattro anni prima aveva espugnato l’Academy (5 Oscar tra cui Miglior film), torna a parlare di serial-killer confezionando un altro cult che segnerà indelebilmente il filone e il cinema degli anni ’90.

Seven è un capolavoro nichilista, disturbante e visivamente ardito in cui Fincher applica la sua visione ultra-dark e il look tipico dei videoclip ad un racconto dal taglio elegantemente morboso. Da antologia i titoli di testa ed un finale che colpisce duro e in cui lo sguardo determinato del folle omicida svela il diabolico gioco ad incastro ordito da Fincher e sembra voler recitare all’indirizzo dello spettatore un laconico “Lasciate ogni speranza voi che entrate“.

Note di produzione: nel cast figura anche Gwyneth Paltrow nel ruolo di Tracy moglie del detective Mills. In origine il finale scritto dallo sceneggiatore Andrew Kevin Walker e voluto dallo studio vedeva sempre Mills ucciso dal serial-killer, ma la moglie Tracy uscirne indenne, saranno Brad Pitt e Morgan Freeman ad insistere sul finale alternativo minacciando di non partecipare alla promozione del film. Il film costato all’epoca 30 milioni di dollari ne ha incassati ad oggi oltre 300. Segnaliamo che nel 1999 il regista Russell Mulcahy (Highlander-L’ultimo immortale) girerà una sorta di sbiadita copia del film di Fincher dal titolo Resurrection che vedeva protagonsita Christopher Lambert.

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