Senza tregua, recensione

di Pietro Ferraro 2

New Orleans, un senzatetto in fuga viene ucciso da un gruppo di uomini formato da due mercenari, un ambiguo uomo d’affari del luogo e un quarto uomo in cerca di emozioni forti e disposto a sborsare una cifra esorbitante per provare l’ebrezza di una battuta di caccia molto particolare.

L’uomo in questione è uno dei danarosi clienti di Emile Fouchon (Lance Henriksen) , un ex-mercenario che adesca senzatetto con la scusa di fargli guadagnare qualche dollaro, e invece li trasforma in prede per vere e proprie battute di caccia per annoiati e facoltosi uomini d’affari, la scelta delle prede cade sempre su uomini la cui scomparsa non possa destare sospetti.

Purtoppo per Fouchon, l’ultimo uomo ucciso ha un’amorevole figlia che lo sta cercando e che arriva in città con l’intenzione di ritrovare il padre, così sola e indifesa ci metterà molto poco a finire nei guai con alcuni teppisti della zona, teppisti che verranno sistemati da un senzatetto di nome Chance Boudreaux (Jean-Claude Van Damme) che senza un lavoro decide di accettare la proposta della ragazza di farle da guida e guardia del corpo.

I due nonostante minacce e cadaveri disseminati lungo la strada riusciranno a trovare un legame con Fouchon e a scoprire il suo sordido affare, ma l’uomo ha un bel pò di potere e molte persone sul suo libro paga, e la polizia locale sembra non voler perdere tempo con la scomparsa di un senzatetto, così inevitabilmente la coppia diventerà l’oggetto di una nuova battuta di caccia, ma stavolta una delle prede si rivelerà troppo coriacea.

Debutto hollywoodiano di John Woo, e prima produzione americana ad alto budget affidata ad un regista cinese, un bel carico di responsabilità e un’ingerenza dei produttori che si riflettono inevitabilmente su un film in cui l’estro visivo di Woo viene inesorabilmente sacrificato in fase di montaggio, e con un Van Damme efficace, ma più monoespressivo del solito.

Senza tregua nonostante resti un film privo di una vera personalità, resta un discreto action-thriller grazie ad una suggestiva location, la Louisiana sfoggia un surplus di fascino che non delude mai, ottimi comprimari, Lance Henricksen e Arnold Vosloo caratterizzano due villain d’alto profilo, e un regista che nonostante le difficoltà dona alle scene d’azione la sua tipica impronta visiva che ne ha fatto regista di culto.

Note di produzione: produzione decisamente travagliata, la Universal Pictures non contenta di aver pesantemente rimaneggiato il film prima della distribuzione in sala, non convinta della capacità di Woo di gestire al situazione invia Sam Raimi a supervisionare la produzione.

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