Reazione a catena, recensione

di Redazione 5

Il tecnico Eddie Kasalivich (Keanu Reeves) lavora come factoutm presso un laboratorio in cui si portano avanti ricerche per lo sviluppo di fonti di energia alternative come la fusione fredda, durante alcuni scambi di idee che lo coinvolgono ne nasce l’intuizione giusta per portare a compimento un’importante ricerca.

Dopo i primi festeggiamenti accompagnati da fisiologiche perplessità sul come, quando e se rendere subito pubblica la storica scoperta, ci penseranno un gruppo di mercenari a scegliere visto che fatta irruzione nel laboratorio  stermineranno il gruppo di festanti scienziati e manipoleranno il reattore perchè esploda.

Nel frattempo Eddie che al momento dell’irruzione era lontano dal laboratotio, vi fa ritorno e scopre la carneficina e il reattore in procinto di esplodere, resosi conto dell’impossibilità di bloccare l’inarrestabile reazione a catena innescatasi, fugge e riesce a salvarsi per miracolo dalla devastazione dell’edificio e dell’intero isolato.

Alla fuga di Eddie seguirà un complotto atto ad incastrare il ragazzo per il disastro e gli omicidi, con prove false piazzate ad arte ed una serrata caccia all’uomo, sarà così una giovane collega, la dr. Lily Sinclair (Rachel Weisz) l’unica a sapere la verità e a rimanergli accanto durante la latitanza.

Il regista Andrew Davis dopo l’ottimo remake cinematografico Il Fuggitivo con Herrison Ford, ripropone la medesima ricetta della caccia all’uomo innocente e del complotto, stavolta fallendo però il bersaglio e sfornando un’insiopida pellicola tra spy-story, action e thriller.

Nonostante il cast vanti la collaborazione del veterano Morgan Freeman, la scelta dell’acerbo Keanu Reeves evidentemente in difficoltà come protagonista, e uno script davvero banale e privo di ritmo, lascia che tutta l’operazione si assesti ben presto sul sonnolento andante.

Reazione a catena fallisce su tutti i fronti, privo di  personalità, il film spreca in maniera assurda un dignitoso cast, dando a più riprese una fastidiosa sensazione di già visto, mentre il molto teorico lato action è ridotto ad un paio di inseguimenti e ad una sequenza a base di effetti speciali assolutante pretenziosa.

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