Scusa ma ti voglio sposare, recensione

di Pietro Ferraro 8

Piccoli grandi amori crescono, Alex (Raoul Bova) pubblicitario di successo convive da qualche tempo con Niki (Michela Quattrociocche), che ormai maggiorenne e studentessa universitaria comincia a frequentare un ambiente quasi del tutto estraneo al bell’Alex, che in più di un’occasione sfoga la sua frustrazione con qualche accenno di malcelata gelosia.

Niki comunque non molla, sa che l’amore per Alex è sincero e quando quest’ultimo, durante un romantico viaggio a Parigi, le chiede di sposarla, lei inconsapevole del travaglio che sta per affrontare, capitolerà accettando la proposta.

Purtroppo l’atmosfera ansiogena e lo stress da nozze in men che non si dica faranno fuggire Niki a gambe levate, lontano sia da Alex, che da litigiosi familiari in perenne conflitto e amici non proprio modelli cui ispirarsi. Fuga che la porterà ad Ibiza in compagnia di un fascinoso compagno di studi, amante della poesia che con la sua corte la manderà ancor più in confusione.

Moccia torna a visitare il mondo degli adulti dopo la fase puberal/adolescenziale di Amore 14 sfornando Scusa ma ti voglio sposare, sequel di un grande successo commerciale, la teen-comedy romance Scusa ma ti chiamo amore. Stesso cast, stessi intenti  e se possibile ancor più limiti del predecessore.

Lo scrittore/regista torna dietro la macchina da presa e sul grande schermo si palesano ancor di più i limiti di personaggi stereotipati e situazioni edulcorate all’inverosimile, tutto è fumettoso e fotoromanzato, la colonna sonora ammicca all’inverosimile, il romance ha pericolosi picchi di zucchero e ai personaggi mancano solo le nuvolette tipiche dei comics per accompagnare espressioni e dialoghi da cartolina d’auguri firmata San valentino.

Il mondo degli adulti, l’unica parte che a suo modo funzionava nel primo film, qui sembra perdersi del tutto, ibridandosi pericolosamente con un linguaggio che parla ad un sin troppo teorizzato popolo di adolescenti, codificati ad arte e filtrati da una dimensione adulta che tende a massificarne ancor di più l’identità.

In questo romance per teenager si ha la stessa problematica riscontrata nei famigerati cinepanettoni, parlare allo spettatore come se avesse dodici anni,  non porre domande, ma tutte risposte e soluzioni in cui le difficoltà e gli ostacoli del cuore, si superano saemplicemente voltando pagina, come nel più prevedibile dei romanzi rosa.

Scusa ma ti voglio sposare subisce in confronto al suo predecessore non privo di qualche pregio, una totale involuzione rispetto alla storia in divenire che vorrebbe raccontare, insomma stavolta la furbizia e la patinatura della confezione non riescono a nascondere tutti i limiti di una pellicola puntata alla celebrazione dell’amore come slogan pubblicitario e all’incontrollabile bisogno, forse inconscio di piacere a tutti.

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