Rio, recensione

di Pietro Ferraro 1

La storia ha un rocambolesco incipt che ci porta dalla giungla di  Rio de Janeiro nello stato americano del Minnesota, qui faremo la conoscenza di Linda una ragazzina che raccoglie dalla strada Blu, inconsapevole di aver appena trovato un piccolo di Ara, specie di papagalli in via d’estinzione dal lussureggiante piumaggio che diventano, come appunto accaduto a Blu, spesso preda di bracconieri senza scrupoli.

Linda terrà con se Blu accudendolo per oltre quindici anni e il pennuto crescerà lontano dal suo habitat naturale, inconsapevole di essere finito in quel luogo che considera la sua casa a causa di alcuni bracconieri e che in Brasile esiste un altro esemplare di Ara, una femmina di nome Jewel che potrebbe rappresentare l’unica possibilità di perpetuare la sua specie salvandola dall’estinzione.

Sarà Linda grazie ai consigli di un ornitologo a capire l’importanza di far tornare Blu alla sua terra d’origine e così sarà, ma giunti sul posto Blu non scoprirà solo le meraviglie di una lussureggiante foresta e la bellezza di Jewel, ma anche i pericoli costituiti dai bracconieri e soprattutto dalla sua difficoltà nel muoversi in un ambiente selvaggio ed ostile a causa di un istinto atrofizzato da troppi anni vissuti in cattività.

Dopo Rango e Cattivissimo Me ecco un’altro prodotto di altissimo profilo che arricchisce il mondo dell’animazione da grande schermo sempre più affollato, bisogna ammettere che è un gran piacere notare come si stiano creando dei concorrenti piuttosto agguerriti nei confronti della major Disney, che dopo aver unito le forze con il colosso Pixar deve fronteggiare un proliferare di produzioni, vedi giustappunto le pellicole targate Blu Sky Studios, che invece di ammiccare all’immaginario edificato dalla factory di Topolino ne creano intriganti variazioni sul tema come appunto accaduto con questo Rio, pellicola che vede il ritorno dietro la macchina da presa del regista Carlos Saldanha, che oltre a Robots ha diretto tutte e tre gli episodi de L’era glaciale.

Tecnicamente Rio è davvero impressionante e sfrutta, come accadeva nel Dragon Trainer della Dreamworks, un 3D piacevole e soprattutto funzionale che arricchisce le sequenze di volo e permette un immersività di notevole profilo all’interno di location come quella della foresta che sfruttano una CGI fotorealistica che possiede qualità cromatiche, come peraltro l’intero film protagonisti compresi, che sono una vera gioia per gli occhi.

Il resto è un film a misura di famiglie a sfondo eco-animalista che ci mostra una Rio de Janeiro da cartolina, ma senza gli eccessi fiabeschi tipici del genere che facciano dimenticare che esistono anche favelas e degrado, insomma con Rio siamo di fronte ad un’altra valida alternativa peer quanto riguarda l’animazione che non fa che arricchire ulteriormente un menù già sostanzioso, mostrandoci un immaginario anche tecnologico ancora tutto da esplorare.

Note di produzione: la colonna sonora del film è del veterano John Powell (Ortone e il mondo dei Chi) già autore per Saldanha degli score di Robots e la trilogia de L’era glaciale.

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