Recensione in anteprima: Che l’argentino

di Pietro Ferraro 8

26 Novembre 1956 Fidel Castro si dirige verso Cuba con 80 ribelli, tra questi il medico argentino Ernesto Guevara soprannominato il Che. Obiettivo: spodestare il dittatore appoggiato dal governo americano Fulgencio Batista.

Il Che si fa subito notare per un innato carisma da leader ed un’istintiva abilità nella tecnica della guerriglia, diventando ben presto una leggenda tra i rivoluzionari ed un eroe per la popolazione cubana, la sua leggenda cresce, insieme al suo impegno per la difesa dei più deboli e degli indifesi.

Assistiamo all’incontro, alla conoscenza ed agli scontri delle due figure più importanti della rivoluzione cubana, rivoluzione che trasformerà il Che da guerrigliero a leggenda.

Con Che l’argentino Steven Sodenbergh affronta un personaggio storico molto importante e orientamenti politici a parte, di indubbio fascino. Certo il film è suddiviso in due parti e questo rende questo primo giudizio in qualche modo incompleto, ma bisogna dire che complessivamente l’operazione sembra riuscita a parte qualche qualche pecca veniale.

Pecca che sta in parte nel ritmo, perchè questo biopic tende ad essere un pò ostico nella narrazione, ed è un peccato perchè l’indubbia classe di Soderbergh e di un Benicio Del Toro che si lascia attraversare dal suo personaggio senza edulcorarne il naturale carisma, sono elementi di notevole efficacia.

Il regista sfoggia comunque un certo equilibrio, non si lascia trasportare dalla passione verso questa figura storico/politica che comunque traspare dalla pellicola ed in questo è aiutato dalla recitazione dimessa, ma intensa di Del Toro e da una messinscena degna del miglior Soderbergh, quello di Traffic per intenderci, realistico ed efficace.

Nota negativa come già ribadito rimane la scelta di dividere il film, scelta comunque obbligata vista l’eccessiva durata, ben 4 ore e mezza a cui si aggiunge una certa ridondanza dei minuti iniziali in cui si miscelano filmati d’epoca, interviste e fiction rallentando notevolmente l’evolversi della vicenda, ma capiamo l’intezione ed il bisogno di contestualizzare temporalmente la vicenda, sacrificando di contro ritmo e fluidità narrativa a favore di un’accurata ricostruzione storica. Puntualizzato ciò il film rimane un solido biopic e un documento importante e necessario.

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