Recensione: Il Padrino parte III

di Pietro Ferraro 6

New york 1979, Michael Corleone ha ormai affermato il proprio potere, la Famiglia e le sue società stanno subendo una trasformazione, un passaggio che le porterà ad operare nella legalità, un pensionamento ed una assicurazione per il futuro del padrino e della sua famiglia.

Michael, per completare la sua operazione di trasformazione, cerca di entrare in società con la Banca Vaticana, ma l’operazione sembra alquanto difficile visti i precedenti della famiglia Corleone, ma Michael non demorde e prosegue nel suo intento smuovendo amicizie e poteri interni alla Chiesa.

Nel frattempo due nuove figure compaiono sulla scena malavitosa, un certo Joey Zasa (Joe Mantegna), che tenta di uccidere l’intera cupola durante una riunione a Las vegas, e il rampante nipote  di Michael, Vincent, figlio illegittimo del fratello Sonny, che vuole accelerare la scalata nella famiglia per raggiungerne i vertici.

Sarà lo stesso Michael, stanco di una vita che lo ha lentamente divorato da dentro a designare Vincent suo successore, in cambio chiederà al ragazzo di interrompere la relazione che nel frattempo si era creata con sua figlia Mary (Sofia Coppola), il Padrino si spegnerà nella sua terra natale, quella meravigliosa Sicilia dei racconti paterni, con il cuore ancora irrimediabilmente ferito dal senso di colpa per aver ordinato anni prima l’omicidio del fratello Fredo.

Il nuovo episodio de Il Padrino arriva a chiudere un’epopea che comunque si era esaurita con i primi due capitoli, questo terzo episodio sembra più un bisogno del regista Francis Ford Coppola di tirare le fila, infatti il film sembra un’opera a se stante, che nasce e si sviluppa attraverso gli anni ’80 pescando nella cronaca contemporanea, inserendo elementi politici che hanno segnato alcuni scandali italiani ed internazionali, come l’episodio della Banca Vaticana.

I nuovi personaggi non perdono il loro fascino nell’essere traghettati in una nuova era, Al Pacino è assolutamente grandioso nella sua perenne maschera di intima sofferenza che lo fa somigliare, passati i giusti anni, al Don Vito Corleone di Marlon Brando, che Pacino ci ricorda con sguardi e movenze, tale padre tale figlio verrebbe da dire.

Il rampante Andy Garcia è perfetto nel ruolo di Vincent, senza scrupoli e con la voglia di affermarsi tipica del padre Sonny (James Caan), tutto il cast sembra pronto a salutare questo mito cinematografico, regalandoci interpretazioni che omaggiano i due precedenti classici rendendo il passaggio generazionale quasi indolore.

Si pensava ad un quarto capitolo, ma la morte di Mario Puzo, autore di tutte e tre le sceneggiature insieme a Coppola ha causato l’abbandono di qualsiasi progetto. siamo di fronte ad un grande film, forse non all’altezza dei due precedenti, stiamo parlando di pellicole che hanno fatto epoca, ma assolutamente da vedere per dare un degno finale ad una delle epopee familiari piu’ grandi della storia del cinema.

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