La saga dei Coppola: il cinema nel sangue

di Enzo Mauri 7

La storia del cinema risulterebbe priva di alcuni dei suoi più importanti capitoli se Francis Ford Coppola non fosse mai esistito. Basta riflettere anche solo per una attimo su una frase come questa, per rendersi conto di come il destino abbia avuto un ruolo importante nel determinare le sorti di un autentico genio della macchina da presa, colui che non si è mai posto limiti, quando si è trattato di raccontare vicende, anche tragiche, relative alla storia del proprio Paese. Già… gli Stati Uniti, il luogo dove i sogni possono divenire realtà e l’estro dell’individuo se riconosciuto come tale, può portarlo in cima alla piramide del successo sociale.

Ci chiediamo quale sarebbe stata la sorte del giovane Francesco, aspirante cineasta se qualche anno prima i nonni, valigie alla mano, non avessero deciso di emigrare oltre oceano da Bernalda, paesino della Basilicata. Probabilmente il grande regista non avrebbe goduto di quel clamore che tutte le sue vicende pubbliche e private hanno invece ottenuto in tutti questi anni di attività.

Nato da papà musicista Carmine Coppola e mamma Italia Pennino, di professione attrice, è il secondo di tre fratelli: il maggiore August Coppola, professore di letteratura è il padre di Nicolas Cage, di Christopher Coppola regista e produttore e di Marc Coppola anch’egli attore, mentre la sorella minore Talia Rose Coppola in arte Talia Shire fa l’attrice ma è anche madre dell’attore e musicista Jason Francesco Schwartzman e di Robert Schwartzman, guarda caso anche lui attore, nati dal matrimonio con il produttore Jack Schwartzman.


Di fronte a uno scenario familiare come questo ci viene difficile pensare a un Francis Ford Coppola dedito a una carriera diversa da quella artistica, ma gli esordi del giovane regista sono tutt’altro che semplici a causa di una brutta poliomielite, la quale però costringendolo a lunghi periodi di permanenza a casa, gli consente di sviluppare la sua passione per il cinema con la realizzazione di filmini in 8 mm grazie alla cinepresa del padre.

L’ostinazione, ereditata dalle sue origini italiane, si rivela essere una delle chiavi di volta che permettono a Coppola di realizzare autentiche pietre miliari, come la trilogia de Il Padrino (’72-’74-’90) saga della famiglia Corleone, che gli frutta in tutto nove Oscar, con le memorabili interpretazioni tra le tante di Marlon Brando, Al Pacino e Robert De Niro, del cui secondo capitolo il padre Carmine cura le musiche vincendo la preziosa statuetta e Apocalypse Now (1979) prodotto dalla Zoetrope Film dello stesso Coppola.

La pellicola dal costo esorbitante per l’epoca di 40 milioni di dollari rischia di mandare in rovina il regista, costretto a chiedere prestiti alle banche per far fronte al budget ripetutamente sforato a causa dei continui imprevisti che caratterizzarono la lavorazione, fra cui un tira e molla con le autorità locali (il film fu girato nelle Filippine) per il noleggio degli elicotteri, innumerevoli calamità naturali e un infarto di uno dei protagonisti Martin Sheen, scelto per il ruolo del capitano Benjamin Willard al posto di attori del calibro di Steve McQueen, Al Pacino, James Caan, Jack Nicholson, Robert Redford parte che prima era andata a un troppo cagionevole Harvey Keitel, licenziato dopo due settimane di riprese.

Coppola gira più di 370 ore di film per più di 238 giorni. Ogni sera riscrive la sceneggiatura su piccoli fogli di blocco notes che distribuisce agli attori un giorno prima delle scene. Quando il film viene presentato a Cannes nel 1979, il regista sta ancora ultimando il montaggio: decide di proporre due finali differenti. Apocalypse Now vince la Palma d’Oro ex equo con Il tamburo di latta di Schlondorff, poi due Oscar, quello per la fotografia a Vittorio Storaro e per l’audio a Walter Murch, due Golden Globes e un David di Donatello, davvero poche briciole per un’opera cosi monumentale. Nel 2001 viene proiettata sempre a Cannes una versione Redux del film con 53 minuti in più di scene originariamente tagliate.

Un importante ruolo nella vita privata di Francis lo ha la moglie Eleanor Jessie Neil decoratrice di set, sposata nel 1963 da cui ha quattro figli Mary, Sofia Carmina, Roman e Giancarlo, quest’ultimo muore tragicamente nel 1986. I rapporti con la moglie non sono affatto idilliaci al punto che Coppola ha una lunga liaison con la sceneggiatrice Melissa Mathison, divenuta poi moglie di Harrison Ford. Una relazione d’amore e odio tra i due la potremmo definire, Eleanor non manca però di dare il suo contributo all’opera del marito realizzando in occasione dell’uscita di Apocalypse Now, un libro dal titolo Notes On the Making of Apocalypse Now pubblicato anche in Italia e il film Heart of Darkness.

Dei figli, Sofia è quella che gli da le maggiori soddisfazioni. Oltre ad essere uno dei pochi registi donna (le cronache dicono essere soltanto tre) statunitensi, è l’unica americana in questo ruolo ad aver avuto una nomination all’Oscar che ha invece vinto nel 2003 per la miglior sceneggiatura originale di Lost in Translation, fra i suoi film più rappresentativi assieme a Il Giardino delle vergini suicide e Marie Antoinette. Forse non tutti sanno che ebbe un ruolo anche nel primo episodio della saga di Guerre Stellari-La minaccia fantasma.

Come il padre, la sua vita sentimentale è abbastanza movimentata, divorziata nel 2003 dal regista Spike Jonze le sono stati attribuiti flirt con Keanu Reeves (il papà Larry Fishburne ha recitato in Apocalypse Now), il cantante dei Red Hot Chili Peppers, Anthony Kiedis e con il regista Quentin Tarantino.


Ora non rimane che attendere il nuovo film di Coppola, Tetro, girato tra notevoli difficoltà a Buenos Aires. Riuscirà ancora una volta Francis a sconfiggere la mala sorte?

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