Recensione: Il giorno della civetta

di Pietro Ferraro 5

Il capitano Bellodi ufficiale dell’arma dei carabinieri, di origine settentrionale, indaga sull’omicidio di stampo mafioso di un imprenditore edile avvenuto in un piccolo centro della Sicilia.

Salvatore Colasberna, questo il nome della vittima, si presume avesse rifiutato di cedere un appalto ad una ditta colusa con la mafia locale, l’omicidio avviene nei pressi dell’abitazione dela famiglia Nicolosi, il giorno suìccessivo all’omicidio, anche Nicolosi sparisce lasciando sole la moglie Rosa (Claudia Cardinale) e la figlioletta.

L’ingranaggio mafioso si mette in moto cercando di far passare l’omicidio dell’imprenditore come omicidio a sfondo passionale perpretato dal Nicolosi, che dopo essere venuto a conoscenza della relazione del Colasberna con sua moglie Rosa, in preda alla gelosia  lo aveva ucciso e in seguito si sarebbe dato alla latitanza.

Il capitano Bellodi non si lascia trascinare in questa fantasiosa ricostruzione, continua le indagini  e tra mille difficoltà riesce a far arrestare il boss mafioso don Mariano, cervello dell’operazione di insabbiamento, ma i suoi sforzi si riveleranno vani perchè il sistema si dimostrerà irrimediabilmente malato.

Tratto dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta è un dramma asciutto ed efficace, La mafia, l’omertà e la collusione a svariati livelli nello stato, il profondo radicamento mafioso nella popolazione, sono le basi narrative su cui si poggia un film dal forte messaggio di denuncia ma che non rinuncia all’intensità del racconto più cinematografico e alla caratterizzazione del personaggio principale, un ottimo franco Nero, coraggioso Davide contro un Golia senza all’apparenza alcun punto debole.

Da segnalare la splendida e intensa co-protagonista Claudia Cardinale e alcuni caratteristi che nobilitano non poco la pellicola con il loro impegno, fra tutti citiamo Tano Cimarosa, i due protagonisti saranno entrambi premiati con un meritatissimo David di Donatello.

Il regista Damiano Damiani è profondo conoscitore del mezzo cinematografico e affronta il film col piglio del racconto intimista, trasmettendo bene, anche con l’aiuto di  una fotografia calda e satura la bellezza violata di una Sicilia in perenne lotta con il cancro che ne divora le libertà.

Grande cast, per un grande film che gli anni rendono ancor più attuale, da vedere perchè parte importante di una filmografia in evoluzione che pesca nel neorealismo rileggendolo attraverso la penna di un grande scrittore.

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