Recensione: Changeling

di Pietro Ferraro 7

Los Angeles, anni ’20 Christine Collins è una combattiva madre in cerca del figlio scomparso, le indagini della polizia risultano insufficienti e incredibilmente superficiali, la donna alza un gran polverone, tra stampa e opinione pubblica il capo della polizia è stretto in una morsa mediatica che rischia di distruggergli la carriera, poi il miracolo, il bambino ricompare, viene riconsegnato alla madre, ma qualcosa non va, quel bambino non è il figlio perduto, ricomincia la ricerca e l’attacco alle istituzioni che questa volta reagiscono,e tirano fuori il loro lato oscuro, corrotto e distruttivo. Christine viene internata in un manicomio, ma non si arrende e una volta uscita tornerà a protestare e a far valere le sue ragioni fino a far implodere tutto il marcio nascosto e a farla pagare cara ai suoi aguzzini…….ma il figlio?

Dobbiamo a malincuore confessare che Angelina Jolie a livello attoriale non ci ha mai impressionato molto, a parte la parentesi da Oscar di ragazze interrotte, la sequela di interpretazioni , vuoi per un uso stereotipato della sua bellezza, vuoi per dei copioni che sinceramente le cucivano addosso donne da fumetto iperaggressive e poco credibili, faceva da cornice ad una serie di pellicole non proprio memorabili. Ma dobbiamo sinceramente ricrederci, visto che già con A mighty heart ci aveva conquistati, qui raggiunge l’apice delle sue interpretazioni, riversando nel ruolo di una madre disperata e battagliera tutto il bagaglio d’esperienza accumulato in anni di set, regalandoci un’interpretazione memorabile e finalmente rivelatoria di un talento fino ad ora sprecato.

Clint estwood regista ormai è una garanzia, il perfezionismo con cui affronta qualsiasi copione e un talento da esperto narratore ci regala l’ennesimo gioiello, un fatto di cronaca che diventa la scusa per affrontare problemi sociali, intime sofferenze, e un periodo storico, quello appena antecedente alla Grande depressione, che rimane per il popolo americano una ferita ancora aperta, e oggi, con i cattivi presagi che quotidianamente arrivano dalle borse statunitensi, il fantasma di quei giorni neri appare ancor più attuale.

Eastwood imbastisce la trama di Changeling su articoli di quotidiani dell’epoca, testimonianze e il caso giudiziario, che ci permetterà di avvicinarci alla legislazione dell’epoca, farraginosa ed estremamente flessibile al volere delle istituzioni, a poteri forti come quello della polizia e dell’ FBI, aiutati da leggi alquanto deboli (il famigerato codice 12) e facili a qualsivoglia faziosa interpretazione.

La regia è di altissimo livello, la ricostruzione nitida, con qualche fisiologico rallentamento narrativo qua e là. ma con il cast formato da grandi attori e rodati caratteristi a risollevarne il ritmo qualora la sceneggiatura perdesse colpi, su tutti spiccano un grande John Malkovich nei panni del reverendo Gustav Briegleb che aiuta Christine nella sua battaglia e la Jolie, diafana e bellissima nei suoi completi d’epoca, diva d’altri tempi, pronta con uno sguardo a trasmetterci una completa e suggestiva gamma di sentimenti ed emozioni.

Come in altri suoi film anche in questo, da eclettico “artigiano” del set qual’è Eastwood,supervisiona con dovizia tutto il lato tecnico, con particolare attenzione per la colonna sonora, che compone lui stesso marchiando questa sua ennesima opera come sua personalissima creatura.

Changeling ha il sapore dell’affresco storico, è Eastwood in ogni fotogramma, mescola generi, ma con l’eleganza formale di un romanzo d’altri tempi, certo il sistema politico e giudiziario dell’epoca ne esce a pezzi, ma il finale della storia racchiude una doppia chiave di lettura, che il passato è là come memoria indelebile per non ripetere gli stessi errori e ci ricorda anche, senza retorica, che la speranza è dura a morire e può rivelarsi  miracoloso cibo per l’anima.

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