Qualunquemente, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 5

La legalità è un problema incombente che sembra stia inesorabilmente affliggendo la nazione, l’imprenditore Cetto La Qualunque (Antonio Albanese) dopo una lunga latitanza all’estero non può continuare a star lontano da casa assistendo al lento sfacelo di tutto quello che ha costruito con tanta fatica, quindi nuova famiglia al seguito torna nel paese di origine intenzionato a difendere con le unghie e con i denti le sue proprietà.

Approdato nel paese natio Cetto ritrova il figlio Melo e gli amici di un tempo che lo mettono di fronte alla cruda realtà, un fautore dei diritti e della legalità, tale Giovanni De Santis, potrebbe essere eletto come nuovo sindaco il che creerebbe una serie di spiacevoli conseguenze.

Fatti due conti l’unico modo per fermare l’odiosa e prevedibile ondata di legalità che ne conseguirebbe è che Cetto entri in politica e si candidi alla poltrona di  Sindaco, sfruttando tutte le sue risorse per conquistare la nomina a primo cittadino, ma solo dopo aver organizzato una di quelle campagna elettorali davvero difficili da dimenticare.

Antonio Albanese dopo l’intenso Questione di cuore girato in coppia con Kim Rossi Stuart, torna alle sue origini teatrali prima e televisive poi rispolverando Cetto La Qualunque, una sorta di cialtronesco e rozzissimo politico-imprenditore che parodiando l’attuale sistema politico colpisce basso e lo fa con indubbia sagacia riuscendo nell’intento di creare una sorta di mostruosamente pacchiana macchietta che non disdegna il trivio, ma sempre con uno scopo ultimo.

Qualunquemente non sarà ne la prima ne l’ultima trasferta su grande schermo di un personaggio nato per vivere e morire nel lasso di tempo di uno sketch, Cetto la Qualunque nasce con ritmi e intenti teatral-televisivi e portarlo su grande schermo dilatandone a dismisura i tempi comici non deve essere stata un’operazione semplice, ma grazie ad un repertorio sin troppo rodato e ad una regia che si pone sopra la media di prodotti analoghi, Giulio Manfredonia ha diretto l’ottimo Si può fare, si ride il giusto e si riflette quel tanto che basta, forse il vero problema è che la realtà si sta rivelando quotidianamente parodia di se stessa lasciando la satira politica, anche quella più ficcante sempre un passo indietro.

Nelle sale dal 21 gennaio 2011

Commenti (5)

  1. Delusione. Ho visto il film di Albanese e, purtroppo, l’ho trovato noioso.
    Una rivisitazione delle solite gag (divertenti) tenute insieme da un film inesistente, lento e creato solo per ospitare gli sketch di Cetto Laqualunque.
    Meglio quando faceva mai dire gol
    peccato

  2. Forse perchè un po’ troppo atteso e caricato oltre modo dal grande investimento pubblicitario, il film mi ha deluso non poco.
    Dilatare per la pellicola cinematografica un personaggio e gag nati per la televisione è sempre una scommessa che raramente si vince.

    Fabrizio
    laboratorio di cinema

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