Profumo-Storia di un assassino, recensione

di Pietro Ferraro 2

Nato nella lordura e nel tanfo di un mercato del pesce nei sobborghi parigini, Jean-Baptiste Grenouille (Ben Whishaw) viene dato alla luce da una snaturata ragazza- madre incline all’infanticidio, che una volta partorito lo getta tra i rifiuti cercando di disfarsene, ma senza successo, visto che il feto si aggrappa alla vita e con i suoi gemiti attira l’attenzione dei passanti. Il gesto infame della donna verrà punito con l’impiccagione, mentre il neonato finirà in un affollato orfanotrofio.

Lo shock subito alla nascita forse contribuirà a donare a Jean-Baptiste una sorta di sorprendente sensibilità agli odori, che si tratti di profumi od olezzi, il suo incredibile senso dell’olfatto gli permetterà di discernere e riconoscere qualsiasi odore. Così la sua permanenza nell’orfanotrofio servirà al ragazzo per memorizzare un vero e proprio archivio di profumi e odori, sino a quando abbastanza cresciuto verrà venduto dalla tenutaria dell’orfanotrofio ad un conciatore di pelli.

Jean-Baptiste durante alcune consegne in città avrà la sua iniziazione all’omicidio seguendo la fragranza emanata da una bella ragazza che il ragazzo ucciderà, poi l’incontro con il profumiere Baldini (Dustin Hoffman), l’apprendistato come creatore di profumi, il successo e la ricerca convulsa del profumo perfetto, la fragranza emanata dal corpo della sua prima vittima perduta con la sua morte, una ricerca che lo porterà a collezionare molte vittime, nel tentativo di trovare la perduta perfezione.

Il regista tedesco Tom Tykwer (Lola corre, The International) adatta per il grande schermo il best seller del connazionale Patrick Suskind, e riesce nell’impresa confezionando un atipico thriller in costume con un’intrigante ambientazione, e un protagonista efffcace, il giovane e talentuoso Ben Whishaw, già visto accanto a Daniel Craig in The Pusher.

Certamente il film di Tykwer non ci risparmia qualche incursione nel cattivo gusto, vedi gli eccessi orgiastici del surreale finale, ed è tutt’altro che perfetto, ma è indubbia la forza impressa dal regista alle immagini, il prologo con la nascita di Grenouille è da manuale, per non parlare dell’immmersività di fotografia, scenografie e costumi, e poi l’idea non banale, di un serial killer alla ricerca della fragranza perfetta con annessa collezione di corpi femminili da distillare, trama da non sottovalutare.

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