Ocean’s Eleven: recensione

di Pietro Ferraro 12

Danny Ocean (George Clooney) esce di galera e va a trovare una sua vecchia conoscenza l’ex truffatore, ora insegnante di poker, Rusty Ryan (Brad Pitt), l’idea è di mettere a segno tre rapine in tre diversi casinò tutti appartenenti al losco Terry Bendict (Andy Garcia), alla coppia si unisce volentieri il ricco imprenditore Ruben Tishkoff (Eliott Gould) il cui casinò stà per essere distrutto dall’odiato rivale Benedict.

Il piano ha bisogno di altri otto elementi, ognuno con uno specifico compito da portare a termine, ognuno ha una particolare abilità in cui eccelle e che serve all’operazione, nel gruppo anche il contorsionista Yen (Shaobo Qin) che sarà la talpa che con uno stratagemma riuscirà a penetrare nel caveau ed operare dall’interno.

Un piccolo imprevisto causa all’ultimo momento un’aggiunta al piano, il blackout che avrebbe dovuto facilitare il colpo non può più essere attuato tramite la centrale elettrica e quindi il gruppo ruba un EMP, una sorta di bomba elettromagnetica che causerà il black-out necessario. Il piano ha inizio, ognuno entra nel personaggio, yen è all’interno, l’adrenalina sale, ma come al solito, anche nel più perfetto dei piani gli imprevisti non mancheranno…

Steven Soderbergh omaggia un classico del 1960 con Frank Sinatra, lo fa con lo stile, l’eleganza e la leggerezza giusti, tutto è coreografato come un balletto, il cast si diverte e gioca con il pubblico ammiccando senza mai sconfinare nel grottesco, la parte finale è da antologia, per suspance e colpo di scena finale.

Ocean’s Eleven è un gioco di squadra, come i rapinatori della banda, anche la crew del film si prodiga perchè tutto funzioni al meglio, nessun attore spicca volutamente nel gruppo, tutto rimane omogeneo, pulito e di un raffinato impressionante. Thriller, comedy e una pò di action, un bel melange di facce e situazioni che cattura, George Clooney e Brad Pitt guidano tutto il cast in cui segnaliamo un luciferino Andy Garcia ed un grande Elliott Gould.

Steven Sodenbegh dimostra ancora una volta una grande versatilità ed una conoscenza approfondita dei meccanismi del cinema di genere. Che altro aggiungere se non imperdibile. Il film avrà due sequel, ecellenti, ma sempre un passo indietro rispetto al mirabolante prototipo.

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