New Moon, gli effetti speciali

di Pietro Ferraro Commenta

Dopo la visione di New Moon ci siamo resi conto di come, anche in questo secondo capitolo, siano stati rispettati appieno i voleri della scrittrice Stephenie Meyer riguardo gli effetti speciali che coinvolgono i protagonsti del film, dai selvaggi licantropi sino ai nobili vampiri Volturi.

Tutto il lavoro svolto è all’insegna del realismo come ha precisato il regista Chris Weitz a tal proposito:

È stato molto importante per Stephenie che i licantropi si trasformassero velocemente e che assomigliassero a dei lupi…. I Volturi non levitano dal suolo, non sono circondati da aure mistiche, sono creature che esistono e molto eleganti, molto pericolosi, alla moda e molto precisi. Sono fedeli al libro.

Così si sono volutamente evitati gli effetti gore tipici di queste produzioni, a parte una decapitazione che mostra come i Volturi mettono in pratica la pena di morte, per il resto da segnalare una scena in cui Edward sta per rivelare la sua essenza sovrannaturale agli abitanti di Volterra e il suo corpo comincia a risplendere come nel primo film, ma qui l’effetto cosiddetto diamante è decisamente più curato che nel primo capitolo poichè la sequenza è molto più ravvicinata, più lunga e montata con l’ausilio del rallenti, infine adeguate anche le sequenze in stile Ghost in cui Edward appare in forma di visione a Bella quando lei indugia in comportamenti che ne mettono a repentaglio la sicurezza.

Diciamo che per essere un film fantastico, licantropi a parte, gli effetti speciali sono estremamente funzionali e mai invasivi, insomma sono la storia e i  protagonisti a farla da padrone, ma ora soffermiamoci sui licantropi e vediamo come sono stati concepiti e realizzati.

La Meyer ha creato i licantropi ispirandosi alle tradizioni e al folklore dei nativi americani e alcune leggende che li vogliono capaci di tramutarsi in diversi animali, in perfetta simbiosi con la natura che li circonda e di cui sono una sorta di guardiani,

Quindi bando a maledizioni ed atmosfere alla lupo mannaro old style, tipo L’uomo lupo e affini in cui la postura semi-eretta fa del licantropo un mostruoso e letale ibrido, ma più una vera tecnica da mutaforma con sembianze di un vero e proprio canide, anche se in questo caso più grande e minaccioso della norma, come ad esempio ci veniva proposto nel cult di John Landis Un lupo mannaro americano a Londra, fatte le dovute differenze riguardo look, make-up e animatronica.

La parte in CGI è stata affidata al veterano degli effetti speciali Phil Tippet e al suo studio specializzato in computer animation, responsabili di meraviglie tecniche come Starship troopers e il cinefumetto Hellboy. In New Moon Tippett realizza i suoi licantropi in CG tralasciando le classiche trasformazioni visivamente dettagliate per una mutazione repentina e molto dinamica.

Concludiamo con alcune dichiarazioni rilasciate del regista Chris Weitz riguardo il lavoro di Tippett:

Penso che stiano venendo piuttosto bene, abbiamo preso spunto dalla descrizione di Stephenie – che dice che sono lupi dalle dimensioni di cavalli. Abbiamo abbandonato ogni tentazione di renderli spaventosi – o di umanizzarli – sono piuttosto simili ai lupi presenti in natura. Phil Tippet è colui che si sta occupando dei lupi – non io perché non sono così bravo con la CG, ho solo avuto la fortuna di lavorare in passato con gente molto brava. E’ stata un gran cosa poter vedere Phil Tippet (che ha vinto molti Oscar) e il suo staff al lavoro per Star Wars e sono ancora loro ora che stanno lavorando sui lupi in maniera egregia. Saranno bravissimi nell’immaginarli e anche nell’adattarli al mondo che già esiste – non è che si possono sradicare dalla realtà. Faremo come ha fatto Stephenie quando è riuscita a mescolare le emozioni della nostra vita di tutti i giorni con il soprannaturale – con i licantropi, i vampiri e cose simili – sarebbe sbagliato se nel film vi trovaste improvvisamente in un altro film, quindi è necessario che anche i lupi siano bene integrati con il resto. La CG deve entrare meglio nel background già esistente e non andare oltre.

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