Nel paese delle creature selvagge, recensione

di Pietro Ferraro 5

Max è un bambino di nove anni con una fervida immaginazione e con qualche problema in casa, microconflitti che per un bambino assumono l’aspetto di tragedie con un genitore single, in questo caso la madre in cerca di una nuova vita, e la sorella maggiore, troppo impegnata per occuparsi di un fratello in cerca di attenzioni.

Cosi l’irrequieto Max sfoga il suo bisogno di amore attraverso una scatenata fantasia che cresce di pari passo con un atteggiamento ribelle e scostante, sino a che, dopo l’ennesima lite con la madre, Max non fugge di casa per raggiungere un mondo incantato dove non solo riceverà le dovute attenzioni, ma sarà addirittura eletto re.

Esplorare il mondo dell’infanzia dal punto di vista di un adulto e come cercare di carpire indizi di un grande mistero attraverso uno spioncino, così narrare fantasie ed emozioni infantili per il cinema non è mai stata materia semplice da gestire, cercando perennemente il giusto equlibrio tra una lettura adulta e dark del mondo, contaminazione e passaggio obbligati per la maturità, e l’innocenza e la voglia di annullare un confine tra realtà e fantasia, dote che solo i bambini hanno la capacità di mettere in pratica.

Il regista Spike Jonze (Essere John Malkovich) dimostra di avere la raffinatezza visiva e il piglio emotivo giusti per narrarci questo labile confine tra sogni, incubi e fantasia, purtroppo come spesso accade la sua personale visione durante lo sviluppo del film ha cozzato con l’immagine targetizzata del pubblico infantile che i produttori hanno in testa, esponendo Jonze a ripetute controversie artistico/creative che hanno in parte influenzato e modificato il risultato finale del film e allungato oltremodo la gestazione della pellicola.

Nel paese delle creature selvagge rimane un’incantevole escursus in un mondo fatto di sogni e fantasticherie non sempre tranquilizzanti, come ogni buona fiaba della buonanotte deve essere, popolato da splendidi personaggi che ammiccano a Labirinth e all’animatronica dei memorabili personaggi di Jim Henson.

Dopo le meraviglie e i fantastici voli pindarici di Un ponte per Terabithia e gli eccessi dark di Spiderwick-le cronache, ecco un altro gradevole prodotto concepito per i più piccini, che non mancherà di coinvolgere anche gli adulti, insomma un film decisamente riuscito, nonostante si avverta forte la sensazione che parte della pellicola sia stata figlia, alla fine dei giochi di un inevitabile compromesso.

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