Nel centro del mirino: recensione

di Pietro Ferraro 3

Frank Horrigan (Clint Eastwood) è un vecchio agente dei servizi segreti statunitensi, nel suo curriculum e sulla sua coscienza c’è una macchia indelebile che la storia ha impresso a fuoco nell’immaginario collettivo, Horrigan era nella scorta che accompagnava il presidente Kennedy a Dallas.

Horrigan non riesce a darsi pace vive arrovellandosi nell’idea che avrebbe potuto fare qualcosa, che avrebbe potuto salvare il presidente degli Stati uniti e invece si è ritrovato inerme, immobilizzato di fronte all’assassinio del suo presidente che avrebbe dovuto difendere a costo della vita.

Forse il riscatto è dietro l’angolo, Horrigan riceve una telefonata, all’altro capo del filo una voce gli racconta il piano per un attentato al nuovo presidente, lo sfida, gioca con i dolorosi ricordi dell’agente, riiporta a galla il vecchio rancore.

Al telefono c’è una nuova minaccia, Booth (John Malkovich), questo il soprannome dato dall’agente allo psicopatico che ha intenzione di assassinare il presidente, sfida Horrigan a fermarlo, comincia così una partita a scacchi tra i due, fatta di labili indizi, vicoli ciechi in una tesa e sempre più ansiogena corsa contro il tempo.

Nel centro del mirino è un solido thriller girato con uno stile asciutto ed efficace da un veterano come Wolfgang Petersen (La tempesta perfetta, Troy)  avvezzo ad una certa spettacolarizzazione del racconto che qui invece evita un certo manierismo e si affida a due grandi protagonisti con uno stile di recitazione molto simile e al contempo peculiarmente differente.

Clint Eastwood rispolvera il suo repertorio espressivo che con gli anni e l’età si è arricchito notevolmente di sfumature, Malkovich ha la faccia giusta per impersonare la follia ed il genio di un caustico e fascinoso villain.

Nel centro del mirino rispetta i clichè del genere, non si perde nell’action pura, ma acquista spessore e ritmo con l’avanzare della caccia, fino al perfetto climax finale in cui il regista si affida ad un duetto d’attori che rende pienamente in immagini e dialoghi tutta la classe di un’elegante e riuscita messinscena.

Commenti (3)

  1. Quando c’è Eastwood ti dimentichi che il regista possa anche non essere lui: in questo caso è doveroso ricordarlo perchè tra i film da lui interpretati questo rimane sotto la media e non per colpa sua.

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