Moonacre – I Segreti dell’ultima luna: recensione

di Diego Odello 2

Londra, 1840: Maria (Dakota Blue Richards), una tredicenne orfana di madre, quando il padre si suicida assediato dai creditori, rimane senza nulla e con la tata, Miss Heliotrope (Juliet Stevenson) decide di trasferirsi dal misterioso, e fino ad allora sconosciuto, zio Sir Benjamin Merryweather (Ioan Gruffudd) nel castello in decadenza sito nel borgo di Moonacre ad ovest dell’Inghilterra.

La vita di Maria non migliora: il burbero zio le vieta di andare a spasso nel bosco e intorno a lei accadono cose inspiegabili, come apparizioni di unicorni nel cuore della notte, il cane nero che davanti allo specchio si rivela essere un leone e un cuoco, Marmaduke (Andy Linden), che ha la capacità di teletrasportarsi. Quest’ultimo le consiglia di leggere Le antiche cronache della valle di Moonacre, il libro che le ha lasciato in eredità il padre per comprendere meglio la situazione.

Maria scopre di essere l’ultima principessa della luna e di dover salvare la vallata da una maledizione centenaria che grava sulla sua famiglia e sui rivali storici, i De Noir, capeggiata dal malvagio Coeur (Tim Curry) e dai suoi figli Robin (Augustus Prew) e Loveday (Natasha McElhone), da giovane innamorata di Ben. Per riuscire nel suo scopo la giovane Merryweather dovrà ritrovare le perle della luna e restituirle al mare prima del sorgere della cinque millesima luna.

Moonacre – I segreti dell’ultima Luna (The secret of Moonacre) è un film fantasy diretto da Gabor Csupo, tratto dal romanzo The Little White Horse, di Lucy Shuttleworth e Graham Alborough, indirizzato al pubblico più giovane che ha ancora voglia di sognare con una favola d’altri tempi.

Il film è abbastanza tedioso a causa del racconto troppo lineare e lento, troppo prevedibile e già visto che viene inscenato: ci sono i buoni e i cattivi, la maledizione e la ragazzina che è l’unica che può salvarla, la storia d’amore tra due famiglie rivali e alcuni personaggi buffi che dovrebbero regalare qualche passaggio simpatico (invece i loro siparietti sono ridicoli e inutili). Non convincono nemmeno i rapporti tra i personaggi che evolvono repentinamente senza motivo, come ad esempio Ben e Maria che prima non si sopportano poi si adorano o Maria e Robin che prima sono rivali poi alleati di vecchia data.

Di contro: bisogna fare un plauso agli abiti, alle ambientazioni, alla fotografia e alle musiche, oltre agli sporadici effetti speciali di qualità (molto azzeccato quello dei cavalli tra le onde).

Concludendo: Moonacre non è all’altezza di altri fantasy, forse perché arriva troppo tardi, preceduto da storie che hanno più spessore, più emozioni e più effetti speciali. Il film è come un regalo di compleanno di cui si conosce già il contenuto: magari è ben confezionato, ma non lascia a bocca aperta quando lo scarti. Se vi accontentate del pensiero …

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