Lezioni di cioccolato, recensione

di Pietro Ferraro 4

L’avido imprenditore edile Mattia Cavedoni (Luca Argentero) arraffa un provvidenziale appalto da trecentomila euro per un casale, naturalmente il preventivo è sottocosto a livelli proibitivi, ma pur di cogliere l’occasione che lo porterà nel grande giro, Mattia non lesina a risparmiare su tutto, non solo su materiali e manovalanza, ma anche sulla sicurezza dei suoi operai extracomunitari.

E così che Kamal (Hassan Shapi) uno dei manovali di Mattia, mentre è al lavoro su di un tetto sprovvisto di qualsivoglia misura di sicurezza e necessario ponteggio scivola, e dopo una rovinosa caduta si frattura le braccia. La successiva corsa in ospedale sarà  solo l’inizio por Mattia di un lungo incubo che avrà sull’imprenditore, e sulla sua inesistente tempra morale un effetto davvero sorprendente.

Infatti Kamal, che in Egitto era un abile pasticcere, obbliga Mattia, in cambio del suo silenzio con la polizia, ad affrontare al posto suo un esclusivo corso di cucina a cui Kamal si era iscritto prima dell’incidente. Mattia sarà così costretto a trasformarsi in Kamal con tanto di abbronzatura e accento egiziano,  affrontando completamente impreparato  un corso di alta cioccolateria, ma in suo soccorso arriverà la bella pasticcera Cecilia (Violante Placido) che gli insegnerà i segreti della cioccolata…e non solo.

Sorprendente variazione made in Italy sul tema romance-culinario di tanto cinema americano, vedi il recente Sapori e dissapori con la coppia Catherine Zeta-Jones e Aaron Eckhart, ma con in più un messaggio di fondo veicolato con il sorriso, che pone l’accento sulla piaga del lavoro nero e dello sfruttamento dei lavoratori extracomunitari.

Il regista Claudio Cupellini riesce a sfruttare al meglio il materiale umano a disposizione e dona alla messinscena una leggerezza davvero notevole, che conquista sequenza dopo sequenza amalgamando con dovizia un cast su cui spiccano un sorprendente e credibile Luca Argentero, ma soprattutto uno spassoso Hassan Shapi che caratterizza, senza scivolare mai nella macchietta, un personaggio con tempi comici da manuale.

Lezioni di cioccolato non è un romance tout-court, ma tutt’altro viste le molteplici vesti in cui si propone il film di Cupellini, si ride e si riflette su temi importanti senza mai cadere nella retorica e con una leggerezza davvero invidiabile, con un’armonia tra script, protagonisti e regia che non deriva solo da un’oculata pianificazione a tavolino, ma da un’imponderabile variabile che una volta su schermo fa la differenza donando al film di turno un’inaspettata marcia in più, e questo è senza dubbio uno di quei casi.

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