Leoni per agnelli, recensione

di Pietro Ferraro 4

Il professore universitario Stephen Malley (Robert Redford) ha una grande fiducia nei suoi studenti e li sprona ad impegnare le loro vite e il il loro tempo in attività costruttive che siano di apporto e supporto non solo a loro stessi, ma anche al prossimo e ad un disegno più grande che possa spingerli verso importanti ideali che ne arricchiscano vita e stimolino coscienza e libero arbitrio.

Mentre i suoi insegnamenti spronano inaspettatamente due suoi studenti, Ernest Rodriguez (Michael Peña) ed Arian Finch (Derek Luke), a scegliere con grande sgomento di Malley di arruolarsi e servire il proprio paese nella guerra contro il terrorismo in Afghanistan, il professore si ritrova alle prese con Todd Hayes (Andrew Garfield), brillante e privilegiato studente dalle grandi potenzialità adagiatosi su voti discreti e un fine corso ormai in tasca a cui propone un ultimo voto buono o la possibilità di impegnarsi in un ultimo progetto di spessore che gli regali una qualche soddisfazione magari mostrandogli un futuro partecipato piuttosto che subito.

Nel frattempo a Washington il carismatico senatore repubblicano Jasper Irving (Tom Cruise) ha un nuovo piano strategico con cui insidiare lo strapotere sul terrritorio afgano dei talebani sfruttando piccole unità al fine di conquistare strategici avamposti montani, il piano di Roth ha però bisogno dell’appoggio dell’opinione pubblica e per questo convoca la giornalista Janine Roth (Meryl Streep) affinchè scriva una serie di servizi in esclusiva che illustrino agli americani tutto ciò.

In Afghanistan nel frattempo l’unità di Rodriguez e Finch si trova sotto attacco, i talebani la isolano e i due soldati si trovano assediati, a corto di munizioni e con Ernest gravemente ferito ad una gamba, l’unica speranza è l’intervento di rinforzi, ma il tempo passa inesorabile e i talebani si fanno più audaci.

Robert Redford  torna dietro la macchina da presa a sette anni da La leggenda di Bagger Vance per produrre, dirigere ed interpretare una riflessione su guerra, impegno politico e ideali e purtroppo lo fa in maniera piuttosto formale non supportato a sufficienza da uno script infarcito di dialoghi che spesso sconfinano in una compiaciuta retorica.

La confezione di questo Leoni per agnelli pur fruendo di attori di calibro, La Streep svetta su tutti mentre Cruise in alcuni frangenti carica troppo il suo personaggio, mette in scena una regia spenta ed uno svolgimento tanto formale da sembrare una lezione di morale ed etica che a più riprese sconfina nel pretenzioso, regalando nozioni piuttosto che emozioni.

Lode quindi al contenuto e all’intento meno alla forma, lo script ha tempi e ritmi da piece teatrale e l’uso e abuso di retorica e formalità sono i due elementi che rappresentano il vero tallone d’Achille di una pellicola che nonostante la buona volontà non emoziona e soprattutto non arriva al cuore del problema.

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