La vita segreta delle api: recensione

di Pietro Ferraro 2

Stati Uniti, 1964, in una fattoria della Carolina del sud vive la quattordicenne Lily (Dakota Fanning), una ragazzina traumatizzata, che avrebbe bisogno di sostegno, a soli quattro anni spara per errore alla madre causandone la morte, ma questo non basta, a peggiorare le cose c’e’ una figura paterna (Paul Bettany) assente ed anaffettiva che non riesce a curare la profonda ferita che tormenta la ragazza.

Dieci anni sono passati dalla tragedia, l’ennesima intemperanza del padre contro Lily e il pestaggio in paese di Rosaleen (Jennifer Hudson), la governante di colore che si occupa della casa, picchiata per aver tentato di iscriversi alle liste elettorali, costringe le due a fuggire.

Lily e Rosaleen Intraprenderanno un viaggio alla ricerca di notizie sulla madre di Lily, di cui la ragazzina non sa nulla, ricerca che le porterà in casa delle sorelle Boatwright, apicultrici, che accoglieranno le due fuggitive donandogli un pò di serenità, fiducia nel futuro e a Lily insegnamenti materni che la faranno approcciare alla vita adulta con nuovo e rinnovato ottimsmo.

La vita segreta delle api è un delicato racconto di formazione tutto al femminile, un concentrato di talenti che la regista  Gina Prince-bythewood sa maneggiare con cura anche se non riesce a sfruttarne appieno il notevole spessore artistico. Dakota Fanning rimane a tutt’oggi un valore aggiunto a qualsiasi pellicola partecipi, la sua crescita va di pari passo alla sua maturazione artistica, una segnalazione va fatta per l’unico uomo degno di nota di tutto il film il bravissimo Paul Bettany che riesce a non farci odiare completamente il suo odioso personaggio grazie ad alcune sfumature veramente notevoli.

La solidarietà al femminile, la tolleranza, le api come metafora di vita, l’alveare come focolare domestico, il miele come prodotto dell’amore e del lavoro, il tutto all’ombra di un’America restia ad accettare la popolazione di colore come parte integrante della comunità e non come animali da soma o schiavi da sfruttare, c’è di tutto e di più in questo racconto che a volte perde di consistenza, altre volte sorprende per la toccante e coinvolgente scrittura dei personaggi.

Un film imperfetto sicuramente, a tratti poco convincente, una regia un pò troppo formale ed una regista forse non ancora pronta a maneggiare tutto questo materiale umano ed emotivo difficile da gestire. Nonostante questo La vita segreta delle api, innumerevoli difetti a parte, restando un’occasione persa, riesce, grazie al notevole cast, a strappare la sufficienza.

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