La prova, recensione

di Pietro Ferraro 2

In un bar un’anziano signore sorprende gli astanti sfoggiando, nonostante l’età sorprendenti abilità nel combattimento corpo a corpo e dopo aver steso alcuni facinorosi clienti del locale, comincia a raccontare della sua vita piuttosto avventurosa.

Scopriremo che ilo suo nome è Christopher Dubois (Jean-Claude Van Damme) è che in gioventù, nel lontano 1925, viveva a New York. Rimasto orfano da bambino, Dubois si prendeva cura all’epoca di un folto gruppo di giovani orfani vivendo di espedienti.

Costretto alla fuga e ad abbandonare i suoi piccoli protetti, promettendogli però di tornare al più presto, Dubois braccato dalla polizia finirà per nascondersi su una nave in procinto di salpare, nave in cui verrà scoperto e da clandestino ridotto in catene da alcuni contrabbandieri turchi.

Dubois verrà in seguito liberato da un pirata inglese (Roger Moore) che gli salverà la vita solo per poi venderlo come schiavo in Siam, dove Dubois verrà addestrato all’arte del Muay Thai e solo dopo essere stato riscattato, avrà la possibilità di partecipare ad un torneo di lotta in cui si scontrerà con i combattenti più abili e spietati che si contenderanno l’ambito e prezioso trofeo del Drago d’oro.

Riguardando oggi questa coraggiosa prova a cui si sottopose nel 1996 Jean-Claude Van Damme se ne rivalutano senza dubbio l’ambizione e una genuina passione per il mondo delle arti marziali, raccontato in questo caso in una intrigante digressione avventurosa che cita Salgari piuttosto che Stevenson, omaggiando al contempo i grandi artisti marziali di sempre da Bruce Lee a Jackie Chan.

Con La prova però Van Damme fa l’errore di molte star action convinte che una prolungata esperienza davanti alla macchina da presa e il contatto con grandi registi gli donino, come per una sorta di osmosi le capacità tecniche e soprattutto artistiche per affrontare iil ruolo di registi e al contempo interpreti.

Quando però ci si trova di fronte al risultato finale è impossibile non notare l’inesperienza e una certa confusione nel narrare una vicenda che in questo caso, se pur suggestiva nel suo dipanarsi e non parca di suggestive location e spettacolari coreografie, risulta palesemente acerba e a tratti confusa proprio nella regia, che in film di questo tenore è l’elemento fondamentale, il collante che amalgama una storia vincente ed un carismatico protagonista.

Vna Damme fa senza dubbio meglio del collega Steven Seagal con il suo imbarazzante Sfida tra i ghiacci e sembra anche sfoggiare il minimo sindacale di esperienza per non naufragare in un confuso campionario da picchiaduro, come accaduto recentemente al campione di Muay Thai e star nascente Tony Jaa, che con un deciso passo più lungo della gamba, abbandonati i lidi sicuri di un partner d’esperienza come il regista Prachya Pinkaew, ha debuttato alla regia confezionando il decisamente confusionario Ong Bak 2-La nascita del dragone ripetendo poi l’esperienza, stavolta supportato da un regista vero, nel sequel Ong Bak 3.

The Quest-La prova resta un film godibile nonostante l’inadeguatezza della regia e qualche ingenuità di troppo, il mix avventura/arti marziali resta comunque funzionale materia prima da grande schermo che sembra funzionare per suggestioni, a prescindere dall’effettiva qualità complessiva della pellicola.

Note di produzione: il film è basato su un soggetto di Frank Dux artista marziale e coreografo di stunt americano esperto di Ninjutsu, la cui vita ispirò il film Senza esclusioni di colpi in cui Van Damme debuttò da protagonista nel 1988. Nella versione italiana la voce di Van Damme è dell’attore Francesco Pannofino, il film costato 35 milioni di dollari ne incassò worldwide circa 65.

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