Bronson, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Ci viene raccontata la carriera criminale del facinoroso Michael Gordon Peterson alias Charlie Bronson (Tom Hardy), soprannome ispirato dal roccioso protagonista della saga di revenge-movies Il giustiziere della notte, dall’indole violenta espressa in gioventù al furto in un ufficio postale che gli costò una prima condanna a sette anni di carcere.

In carcere Michael passa la maggior parte del tempo in isolamento dove ogni scusa è buona per una rissa con i secondini, il suo comportamento borderline lo porta dritto in un istituto psichiatrico dove tra dosi da cavallo di tranquillanti e un tentativo di omicidio ai danni di un altro paziente finisce in un manicomio criminale e di li, in men che non si dica riesce a superare la fase riabilitativa e giudicato sano di mente tornerà a casa dalla sua famiglia.

Una volta libero Michael cercherà la fama in un giro di combattimenti clandestini dove guadagnerà qualche soldo, ma innamoratosi rapinerà una gioielleria e per un anello di fidanzamento tornerà di nuovo carcere, qui scoprirà l’artista che è in lui grazie ad un’insegnante d’arte, ma la rabbia e le esplosioni di violenza torneranno prepotenti e la cella d’isolamento gli riaprirà le porte e a quanto pare Michael è ancora dietro le sbarre, mentre le sue gesta lo hanno reso tanto famoso quanto famigerato come il detenuto britannico più violento di sempre.

Il regista danese specializzato in crime Nicolas Winding Refn, dopo la trilogia Pusher, e prima della Palma d’oro al Festival di Cannes 2011 per la regia di Drive, realizza questo piccolo gioiello di satira narrando con un sorprendente estro visivo le peripezie tra carcere e istituti psichiatrici del famigerato criminale britannico Charlie Bronson, interpretato per l’occasione da un ispirato ed estroso Tom Hardy, che si lascia guidare in una provocatoria messinscena all’insegna del teatrale con musica, monologhi e un personaggio gradevolmente caricaturale che non manca di regalare innumerevoli spunti di riflessione.

Le sorprendenti scelte di regia di Refn ricordano a più riprese la messa in scena surreale fatta di violenza e provocazione allestita da Kubrick in Arancia meccanica con digressioni all’insegna dell’eccesso visivo ed un uso oculato di scenografie, dialoghi e colonna sonora spinti oltre i limiti della teatralità verso una forma di narrazione più simile all’arte visiva e che Refn riesce a contenere e contestualizzare contaminando il tutto con il crime a sfondo carcerario, filone che ormai conosce a menadito, sfornando un intrigante ibrido che ammicca allo sperimentale, non rinuncia al linguaggio teatrale con le sue maschere all’insegna del tragicomico, ma resta ancorato ad una realtà filmica che non può prescindere dal grande schermo e questo dona alla pellicola di Reifn un appeal che va oltre il cinema d’autore tout court ammiccando ad un target di spettatori più ampio, anche se non di molto, del consueto parterre di cinefili.

Nelle sale a partire dal 10 giugno 2011

Note di produzione: Charlie Bronson attualmente in regime di detenzione ha trascorso un totale di trentaquattro anni nelle patrie galere di cui trenta in regime di isolamento, l’attore Tom Hardy ha modificato notevolmente la sua massa muscolare per affrontare al meglio il ruolo, oltre naturalmente ad aver incontrato di persona Bronson.

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