Ong Bak 2-La nascita del dragone, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Thailandia XV secolo, il piccolo Tien assiste impotente al massacro della sua famiglia, cercando di scampare a morte certa si da alla fuga, ma viene catturato da alcuni mercanti di schiavi.

Gettato in una fossa di coccodrilli Tien affronterà per la seconda volta la morte, ma verrà salvato in extremis da Chernang, leader di un gruppo di banditi che deciderà di prenderlo con sè e insegnargli l’arte del combattimento, così il ragazzo assorbirà le moltissime influenze dello stile del maestro che lo trasformeranno, oltre che in un formidabile lottatore a mani nude, anche in un esperto di duelli all’arma bianca.

Ben presto verrà il momento per Tien di abbandonare il suo maestro,  intraprendere la ricerca dei carnefici della sua famiglia e avere la sua vendetta. L’occasione saranno alcuni festeggiamenti indetti da Lord Rachasa, naturalmente Tien parteciperà avvicinandosi così all’uomo responsabile della morte dei suoi genitori.

Dopo il coinvolgente Ong Bak, dove Tony Jaa mostrava tutta la spettacolarità del Muay Thai, e il successivo The protector che ispirandosi a L’ultimo combattimento di Chen del compianto Bruce Lee, mostrava un Jaa intento a cimentarsi in vari scontri in puro stile picchiaduro affrontando avversari esperti in diversi stili di lotta, ecco arrivare dopo un periodo di crisi per lo stressato protagonista l’atteso e più volte annunciato Ong Bak 2.

Sequel che si allontana dall’originale ambientato nell’odierna Bangkok per mostrarci una Thailandia antica, selvaggia e brutale, popolata da pirati e banditi, e ripercorrendo gli intenti del Van Damme di The Quest-La prova, Jaa si cimenta non solo con coreografie, recitazione e produzione, ma anche con la regia.

Abbiamo citato The Quest-La prova non a caso, perchè sembra che l’intenzione anche visiva del Jaa regista, sia quella di omaggiare le arti marziali in un immenso calderone di stili, tecniche e digressioni sul tema action-avventuroso, come volle fare Van Damme a suo tempo con il suo ambizioso e fallimentare kolossal, sfornando all’epoca un avventuroso viaggio alle origini delle arti marziali.

Jaa con il suo sequel ha le stesse intenzioni, ma vi aggiunge massicce dosi di splatter, violenza e cupezza che se da una parte vanno a suo favore, dal’altra tradiscono un pò di confusione nella messinscvena che anche se spettacolare, iperdinamica e muscolare come nella migliore tradizione del cinema di arti marziali, tradisce un eccesso di ambizione che lo vede ancora troppo acerbo per affrontare con efficacia la regia di un’intera pellicola.

Jaa fa l’errore di abbandonare il regista che ne ha segnato gli esordi, l’efficace Prachya Pinkaew, per farsi affiancare dal più malleabile Panna Rittikrai, produttore e sceneggiatore dell’Ong Bak originale, insomma una coppia di esordienti che però riescono, nonostante la palese mancanza di esperienza, a portare a casa due ore di spettacolare e fumettosa violenza action che non mancherà di catturare l’attenzione degli amanti del genere, e perchè no anche di chi non disdegna l’action accostata ad una suggestiva cornice avventurosa.

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