La prima cosa bella, recensione

di Pietro Ferraro 17

L’approssimarsi della morte della combattiva e solare Anna (Stefania Sandrelli) porterà Bruno (Valerio Mastandrea) il figlio, al capezzale della madre per una inarrestabile cavalcata nei ricordi, indietro nel tempo sino ad una Italia e ad una Livorno anni ’70, dove Bruno e la sorella Valeria (Claudia Pandolfi) assistono alle peripezie della madre (Micaela Ramazzzotti) cacciata di casa da un marito geloso, costretta ad un lungo peregrinare, figli al seguito, rincorrendo un sogno fragile come cristallo.

Paolo Virzì è un regista che ama filtrare ricordi e suggestioni con una certa nostalgia, rimaneggiandoli nel puro stile della commedia all’italiana, mai così classica e malinconica come in questo caso, un regista che  non ha certo  bisogno di conferme, e che nonostante qualche scivolone, ci aveva già convinto con il suo caotico e sferzante Tutta la vita davanti, senza tralasciare incursioni più ardite come l’intrigante N (io e Napoleone).

Quindi che ci trovassimo di fronte ad un film perlomeno godibile era quantomai scontato, ma qui si va un tantinello oltre, perchè per chi ha amato la commedia all’italiana, quella vera non quella millantata dei cinepanettoni, non potrà non scorgerne frammenti e posture tipiche di personaggi tanto malinconici quanto amari, ma con un gran cuore da ostentare, e con in fondo un gran bisogno d’amore.

Esteticamente La prima cosa bella è un gioiello, sia per la fotografia sia per la leggerezza nel narrare visivamente le suggestioni di un’epoca senza manicheismi soap da fiction di ultima generazione, un plauso a Valerio Mastrandrea un attore che ha saputo crescere rischiando e schivando  ruoli che lo avrebbero fossilizzato nella caratterizzazione di perenne Romano de Roma, vedi il collega Claudio Amendola, portando alla luce col tempo un’ironia assolutamente istintiva, ed una romanità sorniona e sagace, naturalmente in questo frangente coadiuvato da una vitale Stefania Sandrelli che negli anni ha assorbito a massicce dosi, e per osmosi grande cinema e grandi autori.

La prima cosa bella sfoggia il tocco leggero dell’amarcord e la freschezza di una Livorno da memorabilia, e in tutto questo talentuoso baillame riescono a non sfigurare neanche Claudia Pandolfi e Micaela Ramazzotti, non esattamente interpreti memorabili, nonostante la Ramazzotti sia un’attrice che di spontaneità e romanità ha saputo far virtù, vedi il Nastro d’Argento per Questione di cuore della Archibugi.

Commenti (17)

  1. Film stupendo, curato nei minimi particolari, riesce a far piangere ma allo stesso tempo sorridere ottima interpretazione di tutti gli attori protagonisti, e una regia suberba…..consiglio a tutti di vederlo

  2. Ho visto nella stessa settimana Tra le nuvole di Reitman e La prima cosa bella di Virzì: e senza togliere niente all’ottimo lavoro di Reitman devo dire che preferisco il film di casa nostra. Ha più cuore, ti coinvolge di più.

  3. L’ultimo film di Paolo Virzì sta raccogliendo in Italia unanime consenso di pubblico e di critica, almeno a giudicare dagli incassi e dalle recensioni della stampa e degli internauti. Né poteva essere diversamente. Già il titolo, La prima cosa bella – preso in prestito dalla omonima canzone popolare che, nell’interpretazione dell’allora esordiente Nicola Di Bari e dei Ricchi e Poveri, si classificò al 2° posto del Festival di Sanremo del ’70 – ricorda agli italiani, nati di donna, che “la prima cosa bella” che hanno ricevuto dalla vita è il “sorriso giovane” della propria madre. Del resto, la colonna sonora del film, nel canto dolce di Malika Ayane, risuona di quei versi sinceri, belli e per nulla retorici: “La prima cosa bella che ho avuto dalla vita è il tuo sorriso giovane, sei tu […]”

    Appare dunque naturale che la narrazione si svolga tra il 1971 e il 2009, in un ritmo da sistole e diastole che finisce per interessare le viscere e che rimanda di continuo dal presente al passato senza soluzione di continuità e senza una vera e propria tecnica di flashback, ciò che avrebbe facilitato nello spettatore distratto dalle prime multicolori sequenze, la comprensione che non si stia parlando di due famiglie dello stesso condominio ma di un’unica famiglia rivisitata quarant’anni dopo.

    La storia narrata da Virzì utilizza tutti gli strumenti utili a far risuonare le corde del cuore e della pancia, organi particolarmente sensibili negli spettatori attratti dai numerosi programmi nazional-popolari della TV, sia “classici”, tipo “Ballando sotto le stelle”(non a caso citato nel film) che vagamente “trasgressivi”, del genere “Grande fratello”. Senza voler considerare l’utilizzo dell’accento della sua terra, il livornese, che dalle labbra del sempre più accigliato e introspettivo Valerio Mastrandrea e ancor più da quelle di Claudia Pandolfi si diffonde suscitando più di una perplessità in chi ascolta.

    Nondimeno, il tutto appare congegnato con mestiere e non c’è dubbio che alcuni personaggi siano convincenti, come la “madre giovane” – così solare e materna, così vittima del maschilismo di sempre – interpretata in modo più che convincente da Micaela Ramazzotti, che via via che procede la narrazione cerca sempre più di avvicinarsi alla “madre più che matura”, rappresentata da un’impeccabile Stefania Sandrelli. Anche se l’ingenuità della “prima madre” fa un po’ da contrasto con l’eccessiva arguzia e disinvoltura della seconda. E lo stesso Valerio Mastrandrea dimostra ancora una volta di trovarsi a proprio agio nei panni di un personaggio al quale non sia richiesta eccessiva mobilità espressiva, al di fuori del volto corrucciato, simbolo del disagio dell’anima (un po’ come in Giulia non esce la sera). Bravi i registi che così lo utilizzano.

    Per il resto, la vicenda risente di una costruzione di maniera, con ingredienti garbatamente attinti dalla cucina popolare, con contrasti, liti e tradimenti familiari, con maldicenze di provincia e tradizionali luoghi comuni, con situazioni paradossali che dovrebbero emozionare lo spettatore, come nel matrimonio e nel trapasso consumati nella stessa giornata, a meno che non si tratti di un tributo a Jean-Jacques Roussseau che nel matrimonio vede la tomba dell’amore!

    Un “polpettone”, dunque? Non proprio o non del tutto, perché alla fine la pietanza offerta appare comunque più discreta e misurata delle sostanze utilizzate.

    (DAL BLOG: http://zibaldone-sergio.blogspot.com )

  4. Qualcuno mi dice se il film è adatto a bambini di 5 anni??

  5. @ ics: non proprio, ci sono scene molto forti di infelicità e sofferenza dei bambini. Anche scene di sesso esplicito. Per il resto il film è un capolavoro da non perdere e resterà nella storia .

  6. io è dai tempi di “nuovo cinema paradiso” (la vita è bella di benigni non mi è piaciuto) che non vedevo un film italiano cosi bello !
    incrociamo le dita per l’oscar,secondo me si merita quantomeno la nomination!

  7. Questo film è semplicemente fantastico!!!! grazie Virzi’

  8. Raramente un film italiano o straniero riesce a farmi commuovere, ma devo dire che in questo caso è stato inevitabile.
    Grande Virzì, con questa sua capacità narrativa innata e coinvolgente. Fantastici tutti gli attori, da Mastandrea alla Pandolfi, alle stupende caratterizzazioni di Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli.
    Uno dei film italiani più belli degli ultimi. Bravi!

  9. Ho pianto per tutto il film …e non come quando ci si commuove al cinema ..ma come quando si piange in una seduta di psicoterapia: con la pancia che trema e i singhiozzi che sono più forti delle parole.

    Ringrazio Virzi per la miriade di temi trattati nel film:
    – una madre un po’ svampita eternamente adolescente
    – una sorella piena di invidia
    – un padre assente
    – una figlio piccolo che deve fare il genitore dei suoi geniitori
    – la depressione
    – la fuga
    – il cancro

    se ho dimenticato qualcosa…ditemi voi

    Grande Virzi per aver portato al cinema con estrema cura ma anche con ironia (perchè è così ce si vincono gli scheletri nell’armadio) una storia struggente!!

    Grazie a Mastrandrea superlativo è dire poco (il ruolo non era per nulla facile)
    L’oscar era dovuto!!

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