La pirateria e il cinema: FAPAV e i casi di Francia e Svezia

di Pietro Ferraro Commenta

Nell’ultima riunione della FAPAV, associazione contro la pirateria audiovisiva si sono snocciolati numeri e cifre, ad oggi il danno subito dall’industria cinematografica italiana è di circa 537 milioni di euro. Su un campione di 2000 persone, il 32% ha usufruito nell’ultimo anno di copie pirata ed il 21% ha scaricato copie di film in sala dal web.

A tutto ciò è stato aggiunto che sono a rischio 350,000 posti di lavoro vista l’escalation del fenomeno che in cifre dovrebbe entro l’anno prossimo addirittura raddoppiare, questo almeno secondo le stime degli esperti, lapidario il commento dell’attore Carlo Verdone: stiamo assistendo ad un lento sfascio di un’industria.

Il discorso è vasto e controverso, la pirateria è stata suddivisa per dannosità in tre categorie: fisica, digitale ed indiretta. La prima rappresenta il mercato dei DVD venduri in strada e nelle bancarelle, la seconda, quella considerata la più dannosa è quella che vede il download di film dalla rete, in questa categoria l’associazione inserisce anche il controverso Streaming, infine l’indiretta, il prestito o il regalo di materiale illegale.

Da questa riunione si è evinto che il fenomeno è in crescita e che qualche intervento sembra essere in preparazione e pronto ad essere attuato  nel giro di pochi mesi, su esempio della Francia che ha previsto di scollegare dalla rete chi scarica illegalmente e dalla recente sentenza emersa dal tribunale svedese contro i quattro responsabili del sito Pirate bay.

Perplessità e preoccupazione è stata espressa dall’Assoprovider in merito ad eventuali provvedimenti che potrebbero violare alcuni diritti fondamentali dei cittadini italiani e arrecare seri danni ad altre categorie pur di tutelare gli interessi di un ristretto gruppo.

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