Isabelle Huppert: l’altra metà del cielo

di Pietro Ferraro 3

Eleganza, Fascino, Sensualità ne hanno fatta interprete prediletta di un cinema, quello francese, fatto di donne misteriose, volitive e solo all’apparenza fragili, un’icona dalle mille sfaccettature interpretative, donna nel senso più completo e coinvolgente del termine, attrice dalle maschere indimenticabili.

Isabelle Anne Huppert nasce a Parigi il 16 Marzo 1955, tre sorelle ed un fratello, trascorre l’infanzia a Ville d’Avray, il mondo della moda l’affascina e per un breve periodo frequenta un corso per modelle, ma l’attrazione per la recitazione è più forte e con l’appoggio della madre decide di studiare al Conservatoire d’Art Dramatique, cominciano ad arrivare picole parti in tv, Isabelle ha soli 17 anni, ma riesce a vincere prestigiosi premi grazie ad alcune sue rappresentazioni in teatro.

Dopo il debutto nel televisivo Le Prussien (1971), eccola esordire sul grande schermo lo stesso anno con la commedia I primi turbamenti, seguita da I santissimi (1974) e dal drammatico Operazione Rosebud (1974) di Otto Preminger.

Dopo il solido ed impegnato Il giudice e al’assassino (1976) ed il sentimentale La merlettaia (1977),  sarà assassina reo-confessa per Chabrol in Violette Nozière (1978) e reciterà nel drammatico Loulou (1980).

Prenderà parte nel 1980 al fallimentare kolossal I cancelli del cielo (1980) di Michael Cimino, sarà accanto a Jean Louis Trintignant  nel giallo Acque profonde (1981) e reciterà nel nostrano La storia vera della signora delle camelie (1981).

Dopo il grottesco Colpo di spugna di Bertrand Tavernier, nel 1982 la vediamo in La truite, Prestami il rossetto, e al servizio di Godard per la commedia Passion.

Nel 1983 Marco Ferreri la vuole  nel suo La storia di Piera, a cui seguirà il drammatico Una donna pericolosa (1984) e l’australiano Cactus (1986).

Nel 1987 è nel thriller drammatico La finestra della camera da letto di Curtis Hanson, nel 1990 è vendicativa vedova ne La vendetta di una donna per poi calarsi nei panni di Madame Bovary (1991) di Claude Chabrol.

Nel 1995 ancora diretta da Chabrol nel dramma psicologico Il buio nella mente (1995), poi ancora in costume per l’italiano Le affinità elettive (1996) dei fratelli Taviani, e poi, ormai sua attrice feticcio, al servizio di un Claude Chabrol in splendida forma nella commedia Rien ne va plus (1997) e nel drammatico Grazie per la cioccolata (2000).

Dopo il thriller Figlio di due madri (2000), Michael Haneke la vuole sensuale e disturbante ne La pianista (2001), poi il corale 8 donne e un mistero (2002), giallo tutto al femminile e il post-apocalittico d’autore Il tempo dei lupi (2003), zero effetti speciali per dar spazio all’essere umano ed ai suoi istinti, improvvisamente privato della tecnologia.

Il 2004 è l’anno della commedia americana I Heart Huckabees e del confuso e poco riuscito Ma mère, seguito dal dramma sentimentale Gabrielle (2005), l’ottimo proprietà privata (2006) di Joachim LaFosse, e nuovamente Chabrol con il sorprendente La commedia al potere (2006) dove l’attrice veste i panni di un determinato magistrato.

Nel 2007 l’attrice interpreta una madre psicologicamente devastata ne L’amour cachè, seguito dall’impegnativo Mèdèe miracle rilettura in chiave moderna del mito greco.

Il 2008 la vede nel suggestivo The sea wall, l’Indocina ed il crollo del colonialismo raccontati attraverso gli occhi di una madre. Dal 30 Gennaio nelle sale italiane Home dell’esordiente Ursula Meier, la Huppert sarà madre nevrotica alle prese con un autostrada che riaprendo mette in pericolo la tranquillità del  suo menage familiare, in arrivo anche il dramma White material, l’attrice reciterà al fianco del redivivo Christopher Lambert nel ruolo di una donna, proprietaria terriera, alle prese con gli sconvolgimenti politici e le rivolte del Camerun.

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