Invictus-L’invincibile, recensione

di Pietro Ferraro 7

1990, dopo ventisette anni di detenzione il leader politico sudafricano Nelson Mandela (Morgan Freeman)  viene scarcerato, alla sua liberazione seguirà un periodo difficile e tumultuoso con elezioni che lo vedranno eletto a Presidente della nazione, ma il suo insediamento e la transizione non saranno affatto semplici, gli Afrikaner la minoranza bianca che sino a quel momento ha sottomesso la popolazione di colore con l’odioso regime dell’apartheid non vuole accettare il cambiamento in corso.

Dall’altra parte i sudafricani di colore sfiancati da anni di soprusi e abusi di un regime razzista e violento, che ora fruiscono di una cercata e sofferta democrazia, che però rischia di trasformarsi politicamente in un arma a doppio taglio, ma Mandela non ha intenzione di usare matodi e intenti del regime che ha contribuito a contrastare per decenni.

Così quando la squadra di rugby degli Springboks, boicottata ed espulsa dalle competizioni internazionali proprio a causa dell’applicazione dell’Apartheid da perte del vecchio governo viene riammessa ai campionati del mondo, e il Sudafrica diventa nazione ospitante dopo un decennio di esilio, il leader sudafricano capisce l’importanza di un’occasione del genere e non solo impedisce che la squadra e i colori verde e oro vengano aboliti, ma convoca il capitano Francois Pienaar (Matt Damon) per raccontargli la sua idea di cambiamento, e il suo progetto che miscela pace, politica e sport.

Così nel 1995 la squadra degli Springboks, dopo una lunga serie di sconfitte,  riuscirà a battere i temibili neozelandesi All Blacks in una memorabile finale e a diventare campioni del mondo, riunendo sotto un’unica bandiera quella del rugby e della neonata nazione arcobaleno, l’intero Sudafrica che comincerà ad entrare in una nuova fase politica permettendo alla nazione di crescere, e guardare con rinnovata speranza ad un futuro migliore.

Cambiamento, questa è la perola che continua a tornare nel film di Clint Eastwood, il regista torna a parlare di sport dopo lo struggente Million Dollar Baby, sport come veicolo di cambiamento e di riscatto, raccontando la parabola di un’intera nazione unita dalla visione di un lungimirante leader politico sotto i colori di una squadra simbolo di un unovo inizio, e lo fa con il suo tipico stile efficace ed asciutto, privo di fronzoli, fruibile oltre ogni immaginazione, diretto e schietto come il carattere determinato di un cineasta capace di mettersi  dalla parte del grande pubblico senza rinunciare ad una rigorosa impronta autorale, senza per questo mai dimenticare il fattore emozione.

Invictus-L’invicibile regala un Morgan Freeman in una performance minimalista e e proprio per questo realistica e di rara effiacia, un Matt Damon che continua a stupire per versatilità delle sue performance, ed un Clint Eastwood  odierno rappresentante di un cinema d’altri tempi, rigoroso, epico, emozionante e mai autoreferenziale, insomma ennesimo centro per mr. Eastwood,  ma viste le performance sfoggiate da qualche anno a questa parte non c’era da aspettarsi altro.

Commenti (7)

  1. Un film davvero bello da vedere, che mostra, anche se parzialmente, la grandezza di un uomo immenso

  2. A me sinceramente il film non ha entusiasmato, specialmente i dialoghi. Sia Morgan Freeman, che Matt Damon parlavano quasi per frasi fatte.. quasi come se fosse un immenso spot pubblicitario. (per citarne qualcuna: “la mia famiglia è fatta da 42 milioni di persone”.. oppure alla fine della partita: “grazie per tutto questo”; “No, signor presidente, grazie a lei per tutto questo”…

    in compenso lo stile “visivo” del film mi è piaciuto molto

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