Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, recensione

di Pietro Ferraro 1

Alfie (Anthony Hopkins) ed Helena (Gemma Jones) dopo quarant’anni di matrimonio, un figlio perduto ed una figlia sposata si lasciano, anzi per la verità è Alfie a lasciare la moglie preso da una crisi di mezz’età in cronico ritardo e con la ferma intenzione di ritrovare una giovinezza perduta e il controllo di una vita che sembra, giorno dopo giorno sfuggirgli di mano.

Così mentre Alfie cerca se stesso tra fuoriserie, palestre, qualche locale in e nuove conoscenze, la povera Helena disperata e su consiglio della figlia Sally (Naomi Watts), preoccupata per lei dopo un tentativo di suicidio, si rivolgerà ad una cartomante che con qualche previsione ad hoc sembrerà riuscire a confortare la donna dal cuore infranto.

Frattanto Helena scoprirà che il marito sta per convolare a nozze con una giovane ragazza che ha la metà dei suoi anni, la figlia Sally divorzierà dal marito Roy (Josh Brolin) scrittore in crisi creativa, che nel frattempo oltre ad essersi invaghitodi una bella dirimpettaia (Freida Pinto), ruberà il manoscritto di un amico morto in un incidente stradale spacciandolo per suo.

Ritorno in quel di Londra per Woody Allen dopo la trasferta newyorchese di Basta che funzioni, il regista con Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni torna al racconto corale  utilizzando la sua abilità nell’intrecciare storie per disquisire su amore e destino, mostrando anche stavolta un’innegabile maestria nell’affrontare con ironia le grandi tematiche amorose, capace sempre di giocare con i suoi personaggi in perenne equiilibrio tra dramma e comedy, tutti inesorabilmente sull’orlo di una crisi di nervi e in balia di un destino tanto beffardo quanto magnanimo.

Innegabile che questo ultimo lavoro di Allen si dipani su binari sin troppo rodati, che la levità della messinscena e alcune dinamiche peschino a piene mani da molto del repertorio classico dello stesso Allen, ma di fronte a dialoghi tanto brillanti e a personaggi così ben scritti non si può far altro che lasciarsi andare e godersi lo spettacolo e soprattutto un finale, che ci ricorda quanto medicamentosa possa esser per l’anima l’illusione amorosa.

Commenti (1)

  1. Abbiamo visto “ Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni “ regia di Woody Allen.
    Il suo settantacinquesimo compleanno non deve averlo vissuto serenamente, il buon, caro Woody. D’un tratto, al suo quarantaquattresimo film, tutto il suo mondo perde di splendore, originalità e ironia. Eppure un anno prima ci aveva regalato un piccolo gioiello scoppiettante, ironico e perfetto come “ Basta che funzioni “ ( Whatever Works – 2009 ). Speriamo che sia solo un inciampo e che possa ritrovare l’ironia ma soprattutto la verve giusta che per molti anni ci ha permesso di ridere e riflettere sul mondo e sui massimi sistemi. “ Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni “ ha tutti gli ingredienti del mondo di Allen ma questa volta, oltre che già visti e rivisti ( sembra una opaca copia di “ Melinda e Melinda – l’attrice Naomi Watts la copia sbiadita di Radha Mitchell e l’attore maschile è sempre Josh Brolin in un ruolo quasi identico ), sono privi di acuti intellettuali e di battute che fanno ridere e riflettere allo stesso tempo. Per il resto solita colonna sonora ( c’è un Boccherini in più ), solite case da invidia feroce, soliti ristoranti fashion e professioni alto borghesi. In una Londra al solito bella ma non splendente.
    La storia è quasi tutta all’interno di una famiglia borghese sfasciata; due coppie sposate i genitori ultrasessantenni e la loro figlia sposata con uno scrittore forse privo di talento e fortuna. Alfie ( Anthony Hopkins ) e Helena ( Gemma Jones ) si sono separati dopo trent’anni di matrimonio, lui non vuole invecchiare e lei invece glielo ricorda in ogni momento. Alfie va a vivere per conto suo in uno splendido attico con vista Tamigi e in quattro e quattrotto si innamora di una prostituta naturalmente un po’ troppo avvenente, sciocca e giovane; Helena invece si fa irretire da una veggente che le dice cose che vuol sentire dire, al punto che a volte la usa per negarsi alle necessità economiche della figlia e al di lei marito. La figlia Sally ( Naomi Watts ) è stanca delle frustrazioni del marito che non riesce a pubblicare e che non vuole un figlio da lei e si innamora dell’affascinate proprietario della galleria d’arte di cui lei è assistente personale, Greg ( un Antonio Banderas fuori ruolo e poco credibile ); poi c’è suo marito Roy ( Josh Brolin ), scrittore di un solo romanzo, in crisi e a volte autista privato di limousine. Ma entrambi vivono con i soldi che Helena gli passa ogni mese.
    Si seguono le storie d’amore e di frustrazione di questi quattro personaggi, Alfie si sposa dopo due mesi con Charmaine ( Lucy Punch ) e deve ingurgitare viagra per sentirsi al passo e si indebita come solo uno scriteriato può fare. Helena si affida ciecamente ai consigli di una cartomante evidentemente ciarlatana e si innamora di un vecchio libraio ancora innamorato della moglie defunta e con cui a volte parla. Sally, frustrata su tutta la linea, butta fuori di casa il marito che nel frattempo ha conosciuto e si è innamorato della vicina di finestra Dia ( Freida Pinto ), una giovane musicista che suona continuamente Boccherini e che lo ospita a casa e rinuncia per lui al matrimonio imminente. Sembra al solito una storia di uomini e donne frustrati che sono in una crisi di nervi personale e che vanno alla ricerca dell’amore come fuga in avanti delle loro insoddisfazioni, ma questa volta però il balletto non ricompone le coppie, c’è una cattiveria di fondo in Allen che è in totale contrasto anche con il film precedente, solare, energetico, gioioso.
    Allen ritorna in Europa per la quinta volta negli ultimi anni, il risultato è deludente come lo è stato per altri versi con “ Vicky Cristina Barcelona “; ma quest’ultimo era volutamente superficiale, quasi una pubblicità alla splendida Spagna e ai suoi splendidi luoghi comuni, in questo invece si sente un po’ di stanchezza della vita e del tempo che passa. Forse Woody fa troppi film, forse questa superproduzione gli permette di non pensare all’età, forse qualsiasi artista non può sempre stupire il pubblico o innovare le sue tematiche.

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