Impatto imminente, recensione

di Pietro Ferraro 2

Tom Hardy (Bruce Willis) è un poliziotto in una faniglia che da cinque generazioni indossa la divisa del dipartimento di polizia di Pittsburgh. Purtroppo Hardy  non è molto ligio alle regole non scritte della sua famiglia che si comporta come una sorta di clan proteggendosi a vicenda. Accadrà così che Hardy entrerà in conflitto con lo zio Nick Detillo (Dennis Farina) quando denuncerà, per un abuso su un fermato, il cugino e partner Jimmy (Robert Pastorelli) con conseguenze tragiche.

Come se questo non bastasse la città diventa il territorio di caccia di un serial-killer che durante un’imponente caccia all’uomo uccide il padre di Hardy. Per l’omicidio del poliziotto e i delitti seriali viene trovato un colpevole che Hardy però non crede sia l’uomo giusto, così protesterà e mettendosi nuovamente in contrasto con la sua famiglia e tutto il dipartimento, verrà retrocesso ad agente del soccorso fluviale.

La nuova divisa non fermerà di certo l’ex detective quando due anni più tardi, un nuovo serial killer con un modus operandi molto familiare farà la sua comparsa in città, naturalmente le autorità penseranno ad un emulatore, mentre Hardy sa con certezza che il killer è sempre lo stesso, così sfidando l’autoritù del dipartimento, e ignorando gli avvertimenti della sua nuova partner (Sarah Jessica Parker), l’impavido poliziotto si lancerà in un’indagine non autorizzata in cerca di una sin troppo meditata vendetta.

Impatto imminente è un film di transizione per mr. Willis alias John McClane, arriva dopo il flop di Hudson Hawk-Il mago del furto e l’ottimo L’ultimo boyscout, si tratta di un cupo poliziesco tout-court con una trama che cerca con troppo zelo il colpo di scena finale.

La forza del Willis eroe da action è l’ironia di fondo sempre presente nei suoi personaggi,  che qui viene completamente cancellata in favore di un ruolo da duro e tormentato che però alla lunga rischia di sfiancare lo spettatore, performance non certo aiutata da una trama con qualche ingenuità di troppo e una regia al minimo ad opera del californiano Rowdy Herrington, nel curriculum  Il duro del Road House e un Razzie come peggior regista dell’anno.

Punto di forza del film un’azzeccata ambientazione e un look visivamente accattivante, il regista qui anche sceneggiatore punta al poliziesco e al thriller sacrificando in parte il lato action, regalando comunque agli appassionati un paio di sequenze ben orchestrate, il volenteroso Willis zoppica un pò, non proprio a suo agio in un personaggio che è la sagra del clichè, e a cui non può regalare la dolente vis ironica che l’ha reso celebre.

Insomma tra gli indubbi pregi e i molti difetti ne esce un film a metà, che comunque nel bene e nel male resta una spanna sopra ad altre improvvide incursioni di Willis nel thriller, vedi il pessimo L’ombra del testimone e il patinato e pruriginoso Il colore della notte.

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