Il sesso aggiunto, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Alan (Giuseppe Zeno) è un tossicodipendente che sopravvive alla giornata, la sua dipendenza dall’eroina ne scandisce il quotidiano e quando i soldi cominciano a scarseggiare le ore tra una dose e l’altra diventano interminabili e vissute sul filo della disperazione.

Alan ha una ragazza con cui condivide le dosi e un’altra con cui ha scoperto l’eroina e che torna dopo un periodo di disintossicazione, la famiglia subisce le sue continue richieste di soldi tra la madre ormai indebitata oltre il ragionevole ed una sorella che gli allunga qualche soldo di nascosto dal marito e che se indubbiamente gli vuol bene, è terrorizzata all’idea che il fratello contagi con qualche malattia la sua bambina.

La vita di Alan è questa una rincorsa senza fine a colmare quell’enorme vuoto che ad ogni dose diventa più grande, più oscuro e più disperante, solo un sentimento vero vissuto consapevolmente come l’amore forse lo potrà tirar fuori dal baratro senza fondo in cui sta precipitando da anni, qualcosa che possa alleviare quella terribile sensazione di esistere.

Parlare di droga dalla parte dei tossicodipendenti, di chi ci sta in mezzo di chi vive l’astinenza come quotidiano, non è cosa facile anzi diciamo che è una bella impresa, come complessa è la scelta su quale linguaggio sia meglio utilizzare, fare attenzione a non demonizzare che di solito sortisce l’effetto opposto, ma neanche ad edulcorare troppo la pillola lasciando che si mostrino i segni indelebili e la sfida con la morte che si gioca ad ogni buco, con l’intima consapevolezza che potrebbe essere l’ultimo.

Il regista Francesco Antonio Castaldo per il suo esordio su grande schermo sceglie un tema irto di ostacoli e decide di non approcciarlo in maniera realistica, ma sfruttando all’estremo l’impianto teatrale dei dialoghi per trasformare i protagonisti in cadaveri ambulanti che si aggirano per la città in cerca di una dose, ma facendogli utilizzare una voce che sembra provenire da una coscienza altra che vive la contraddizione dello stillicidio messo in atto da chi si droga e reagendo con digressioni su amore, vita, morte e voglia di fuga portando l’intera messinscena su un piano pericolosamente artefatto che se formalmente intenso e con una sua poetica, manca forse il bersaglio grosso, cioè quello di parlare ai più giovani.

E’ impossibile quando si parla di eroina e tossicodipendenza rappresentati su grande schermo sorvolare su titoli come il crudo Amore tossico di Caligari piuttosto che Christiane F. o l’americano Panico a Needle park con un memorabile Al Pacino, pellicole capaci di parlar schietto forse anche troppo, Il sesso aggiunto purtoppo non dispone di altrettanta schiettezza a causa di dialoghi molto belli, profondi ma spesso ridondanti, tanto che quando gli attori ostentano la famigerata rota, in gergo una delle fasi dell’astinenza, la recitazione impostata la trasforma in qualcosa di surreale, lontano e costruito.

Quello che sfugge è a che tipo di pubblico sia realmente indirizzata questa pellicola, forse l’errore da parte nostra è nel voler considerare qualsiasi pellicola che ha per tematica la tossicodipendenza come propedeutica a qualcosa d’altro, forse Il sesso aggiunto è solo un esercizio di fine scrittura teatrale in cui la droga è un mezzo come un altro per raccontare un malessere che travalica le generazioni, in questo caso bisogna dire che il film possiede una sua impronta, ma se invece si voleva parlare ai giovani della droga, delle sue conseguenze sul fisico, ma soprattutto sull’anima e delle molte e tangibili possibilità di uscirne, crediamo che si sia imboccata una strada decisamente troppo tortuosa.

Nelle sale dal 29 aprile 2011

Note di produzione: la colonna sonora del film è stata realizzata da Nicola Piovani compositore premio Oscar per le musiche de La vita è bella di Roberto Benigni.

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