Il ragazzo di campagna, recensione

di Pietro Ferraro 3

 Artemio (Renato Pozzetto) è il tipico ragazzotto di campagna tutto casa e lavoro, ma la sua vita comincia a stargli tremendamente stretta, stufo di sentirsi isolato dal mondo entro i confini di un paesotto composto da una manciata di anime quasi tutte ormai rassegnate ad un’incipiente senilità, accudito dalla iper-protettiva madre e corteggiato da una delle poche ragazze del luogo che Artemio però non ricambia.

Sarà il giorno del suo quarantesimo compleanno ad aprirgli gli occhi, quarant’anni trascorsi senza conoscere nulla del mondo esterno, della città che a qualche chilometro da lui è nel frattempo cresciuta a dismisura modernizzandosi, mentre il tempo per lui è rimasto inesorabilmente fermo.

Così preso qualche effetto personale Artemio approda nella tentacolare Milano dove si scontrerà con tutti i problemi di una grande metropoli come trovare un lavoro ed evitare quotidianamente che qualcuno si approfitti della sua buona fede, ma quando le cose sembreranno ormai senza speranza, Artemio incontrerà la bella Angela (Donna Osterbuhr).

Il ragazzo di campagna, pellicola datata 1985, va a chiudere il periodo migliore della filmografia di Renato Pozzetto, pur palesando nella vis comica dell’attore evidenti cenni di stanchezza e ripetitività, ma anche mantenendo alcune tipicità come l’elemento surreale dell’epoca d’oro televisiva dell’attore insieme al partner Cochi Ponzoni, elemento che costella il film rendendolo, nonostante qualche eccesso di volgarità, nell’insieme piuttosto divertente, con più di qualche gag che va a buon fine.

Alla regia troviamo la coppia d’oro Castellano e Pipolo, reduci dal successo di Segni particolari: bellissimo con un Celentano mattatore, che allestiscono un parterre di comprimari adeguati all’occasione, come Massimo Boldi che al contrario di Pozzetto del suo repertorio e delle ripetitività ossessiva dei suoi tormentoni farà virtù sopravvivendo agli anni ’90 e un paio di caratteristi di prim’ordine come Enzo Cannavale ed Enzo Garinei.

Palese è anche il tentativo di riproporre alcune dinamiche del precedente successo Un povero ricco che vedeva alla regia il veterano Paquale Festa Campanile, ma in questo caso le gag sono meno efficaci e la messinscena un tantinello troppo furba per risultare un minimo spontanea, resta comunque il fatto che Il ragazzo di campagna resta una tra le migliori prove di Pozzetto e il film, anche se a corrente alternata, riesce comunque a divertire.

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