Il principe e il pirata, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Leopoldo (Leonardo Pieraccioni) è un posato maestro elementare che riceve la notizia dell’improvviso decesso del padre Pierino (Giorgio Piccanti), figura paterna latitante, pessimo esempio, giocatore d’azzardo e donnaiolo impenitente, insomma un gran bel tipo che Leopoldo comunque deciderà di onorare recandosi a sbrigare le pratiche testamentarie onde dargli anche l’ultimo saluto, che sarà alquanto vivace visto che Pierino il truffaldino non solo è vivo e vegeto, ma si è finto cadavere onde farla in barba ai numerosi creditori che ormai non gli davano tregua.

Leopoldo è furioso, ma il padre non gli da neanche il tempo di metabolizzare la resurrezione che si da alla macchia rifugiandosi all’estero, lasciando il compito al figlio di eseguire le sue volontà testamentarie recuperando una cospiscua cifra opportunamente nascosta agli occhi dei creditori, cifra che Leopoldo dovrà recuperare con l’aiuto del fratello Melchiorre detto Gimondi (Massimo Ceccherini), fratello che Leopoldo non ha mai saputo di avere e che sta per uscire di prigione.

Quinta regia per Leonardo Pieraccioni che si discosta coraggiosamente dalla solita commedia-romantica all’italiana che però dopo questo film diventerà tappa fissa e piuttosto trita, sino al recente cambio di rotta con l’interessante Io & Marilyn. Con Il principe e il pirata Pieraccioni confeziona un film curiosamente intrigante, che miscela road-movie a dinamiche in stile strana coppia, con l’aggiunta di una funzionale digressione all’insegna del famigliare amplificata in positivo dall’enorme differenza a livello di vis comica che divide e al contempo complementa l’attore e regista toscano e l’amico e collega Ceccherini, i cui eccessi vengono ben imbrigliati da una sceneggiatura equilibrata e dai toni gradevolmente malinconici.

Il principe e il pirata contiene elementi che si allontanano dalla consueta routine comica a cui Pieraccioni, dal campione d’incassi Il Ciclone in poi ci aveva abituati, tanto per intenderci si avverte una gradevole deriva alla Carlo Verdone che ricorda vagamente piccoli gioielli di cinismo come Compagni di scuola, purtroppo Pieraccioni non sceglierà di proseguire su questa strada visto che questo film rimarrà un caso isolato.

Note di prodzione: nel cast figurano il mago Silvan nel ruolo di se stesso e una debuttante Luisa Ranieri (Immaturi), il film ha vinto un Nastro d’argento 2001 per la miglior colonna sonora composta da Edoardo Bennato, mentre la sceneggiatura del film è firmata a quattro mani da Pieraccioni e Giovanni Veronesi.

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