Il postino, recensione

di Pietro Ferraro 1

Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) figlio di pescatori vive sull’isola di Procida in cui da poco si è trasferito il grande poeta cileno Pablo Neruda (Philippe Noiret)  in esilio forzato dal suo paese e sarà proprio a Mario che verrà assegnato il compito di recapitare e ritirare le lettere scritte e ricevute dal poeta. Mario consegnando la posta al poeta tutti i giorni, resterà sorpreso ed affascinato dalle numerose ammiratrici che scrivono all’uomo e decide così di acquistare un libro del poeta per scoprire quale sia il suo segreto.

Mario ben presto avrà un gran bisogno dei consigli e dell’esperienza dello scrittore visto che innamoratosi perdutamente della bella Beatrice (Maria Grazia Cucinotta) dovrà lottare con la propria timidezza e sarà proprio Neruda che per aiutarlo ad uscire dal suo guscio lo spingerà a comporre versi, instaurando con Mario un legame d’amicizia molto profondo e quando Mario riuscirà, nonostante i numerosi ostacoli a sposare la sua Beatrice vorrà l’amico al suo fianco come testimone di nozze prima che il poeta, revocato il suo esilio possa finalmente far ritorno in patria.

Il regista Michael Radford rappresenta con efficacia la poetica del narrare in immagini, Troisi e Noiret raccontano con garbo un’amicizia virile fatta di piccoli gesti quotidiani, Maria Grazia Cucinotta diventa la musa ispiratrice su cui costruire il desiderio di una vita migliore, Il postino è questo e molto di più, un romantico vademecum sull’amore e sull’amicizia ed un’ultima, partecipata e fortemente voluta apparizione su grande schermo per Massimo Troisi che passerà a miglior vita a poche ore dalla conclusione delle riprese. Il Postino è uno struggente fotogramma fisso del volto sofferente di un grande attore che dimostra, in un ultimo splendido afflato poetico cosa sia la passione per il cinema e la recitazione e quale immane portata abbia il bisogno di un’artista di esprimere il proprio essere, celebrando l’arte e l’amore anche in procinto di abbandonare per sempre quel grande palcoscenico chiamato vita.

La citazione: Io non so dire quello che hai letto con parole diverse da quelle che ho usato. Quando la spieghi, la poesia diventa banale. Meglio delle spiegazioni, è l’esperienza diretta delle emozioni che può spiegare la poesia ad un animo disposto a comprenderla. (Pablo Neruda

Note di produzione: Radford è noto per aver diretto il futuristico Orwell 1984, la colonna sonora del film premiata con un Oscar è di Luis Bakalov, tra i numerosi riconoscimenti ricevuti il film ha vinto un David di Donatello per il montaggio e un Nastro d’argento per le musiche.

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