Il mondo dei replicanti, recensione

di Redazione 7

In un futuro non poi così lontano ed estraneo la robotica avrà una repentina e inarrestabile escalation, tale da diventare parte del quotidiano degli abitanti del globo, anzi diciamo che diventerà letteralmente il quotidiano, perchè un geniale scienziato creerà degli avatar umanoidi, denominati surrogati che permetteranno a tutti di avere l’aspetto sognato e di vivere la vita desiderata.

Così mentre la realtà, i sacchi di carne come vengono definiti dai surrogati le loro controparti umane, si lasciano andare alla bruttezza di una vita vissuta di riflesso, mentre i loro corpi reali vanno incontro nelle loro camere da letto ad un lento sfacelo sdraiati e inattivi su poltrone sensoriali, i loro alter ego belli, levigati ed efficenti affrontano la vita di petto e popolano le città.

Purtroppo il giocattolo di plastica e circuiti un bel giorno si romperà quando un’arma capace di distruggere surrogati e relative controparti umane comincerà a seminare cadaveri, mentre un sedicente profeta vorrebbe utilizzarne la devastante potenza per distruggere il mondo degli abomini creato dall’uomo, ma un agente dell’FBI John Greer (Bruce Willis) e il suo surrogato tenteranno di impedirlo.

Davvero sorprendente questo thriller fanatscientifico condito con corpose dosi di action, una commistione interessante a cui il regista Jonathan Mostow, suo l’ottimo war-movie a base di sottomarini U-571, aggiunge non pochi rferimenti a classici di ieri come Robocop, e a qualche opera più recente, non propriamente memorabile e di cui ne migliora intenti e look come l’Io, Robot di Alex Proyas con cui oltre ad alcuni concept visivi condivide anche l’attore James Cromwell, in entrambe le pellicole genio della robotica e creatore di androidi.

Bisogna dire che il film inquieta per alcuni messaggi di fondo, non parliamo del pericolo della tecnologia che è la cosa più scontata e sin troppo palese che si percepisce dal film e dal genere, ma della parte in cui corpi avatarizzati, levigati e bellissimi diventano l’unico modo di vivere, una sorta di chirurgia estetica estremizzata e terrificante che rispecchia quello che oggi è l’imperativo non genetico, ma tutto mediatico della società, bellezza e perfezione uguale potere.

E se la parte investigativa non è proprio memorabile, mentre il look invece miscela abilmente realismo e suggestioni da graphic-novel, il film è tratto da una miniserie a fumetti, Il mondo dei replicanti non annoia mai, cattura con la linearità di una storia prevedibile si, ma mai tediosa ed un Bruce willis davvero in forma, non c’è niente di più inquietante del suo surrogato con parrucchino, un film che regala più di quel che promette e per una volta sorprende, senza lasciarsi andare al clichè del blockbuster-giocattolo, vedi Terminator 3-Le macchine ribelli.

Commenti (7)

  1. Mi fa piacere che la pensiamo allo stesso modo 😉

  2. @ recenso:
    grazie del commento sempre gradito 🙂

  3. @ pietro ferraro:

    Grade Bruce!!!

  4. Grande Bruce!!!

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