Il mio vicino Totoro, recensione

di Pietro Ferraro 3

Le due sorelline Satsuki e Mei si trasferiscono con il padre alla periferia di Tokio, dove  si potranno avvicinare alla loro mamma ricoverata in un ospedale e dove potranno ache scoprire un nuovo e sorprendente mondo che la natura rigogliosa gli metterà a diposizione per i loro avventurosi pomeriggi di gioco.

Quello che le due bambine non si aspettano, è che quel lussureggiante mondo ne contiene un altro, ben nascosto, che solo l’innocenza dell’infanzia può scorgere, un mondo popolato da spiriti e fantasmagorici personaggi da sogno ad occhi aperti.

Dopo aver fatto la conoscenza degli spiritelli della fuliggine, Mei, la più piccina delle due, in un’incursione fuori programma nella foresta, farà la conoscenza di un altro spirito, dall’aspetto bizarro, un pò orso, un pò procione, quell’apparizione è in realtà un troll, uno spirito buono che abita la foresta e che Mei soprannominerà Totoro.

Il Totoro è uno spirito guardiano, che controlla tutto il delicato habitat della foresta, la sua aria sorniona e il suo aspetto bizzarro nascondono una saggezza antica di secoli e un potere magico di inconcepibile portata.

Un giorno purtroppo la piccola Mei si perde mentre cerca di raggiungere la madre in ospedale, e la sorella maggiore Satsuki, chiede l’aiuto di Totoro e di un magico e velocissimo mezzo di trasporto, il Gattobus, per ritrovare e riportare a casa la sua sorellina.

Il maestro Hayao Miyazaki ha un posto nel cuore di ogni amante dell’animazione giapponese, i mondi da lui creati e la variopinta fauna mutaforma e dall’intrinseco valore spirituale che ne popolano i sogni in celluloide, non hanno eguali.

Ed è per questo che non possiamo che applaudire e sostenere la scelta di distribuire nelle sale Il mio vicino Totoro, classico datato 1988, per poter apprezzare a distanza di tanti anni la forza evocativa di un artista che prescinde qualsiasi confine, che sia esso rappresentato dall’età o dalla diversa cultura, chiunque abbia in sè ancora intatta la voglia di fantasticare tipica dell’infanzia perduta, può ritrovarsi nel cinema di questo regista e goderne appieno lo sconfinato immaginario.

Precedente a capolavori come La città incantata, Il castello errante di Howl, e il più recente Ponyo sulla scogliera, Il mio amico Totoro soffre di un’animazione meno fluida e convincente delle opere appena citate, questo dovuto naturalmente agli anni che la pellicola fisiologicamente dimostra, ma a parte questo mero particolare tecnico, la forza e forse la summa del Miyazaki-pensiero, trovano in questo film uno dei suoi più efficaci rappresentanti.

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