Il grande Gatsby, recensione in anteprima

di Cinemaniaco Commenta

Un brillante Leonardo Di Caprio regge le sorti di un film che risente troppo dell'immaginario del suo regista e che passerà alla storia come il primo movie realizzato per una Major che ha una colonna sonora molto poco azzeccata. La New York degli anni venti 'rivisitata' in ottica moderna va a ritmo di rap e ha dimenticato il jazz.

Con ogni probabilità, se F. Scott Fitzegerald avesse scritto in epoca moderna, più che “L’età del Jazz” avrebbe pubblicato un romanzo intitolato “L’età del Rap”, con buona pace di Jay-Z. Ma questa è un’altra storia. Forse. Certo è, a suffragio di questa tesi, che la New York anni venti rivisitata dal talentuoso regista Baz Luhrmann di jazz ha ben poco.

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La sua è la quarta trasposizone cinematografica del capolavoro letterario dello scrittore e sceneggiatore statunitense. Una trasposizione che ha la pretesa di ‘modernizzare’ la storia in particolar modo dal punto di vista del sottofondo sonoro e che stenta a decollare.

Parlare del film senza parlare del libro e del suo autore è riduttivo, ragion per cui ci concediamo una breve parentesi su quest’ultimo. F. Scott Fitzgerald era un cronista del suo tempo, capace di raccontare la Generazione perduta e di riportare frammenti della sua vita sulle sue pagine. La sua esperienza a Long Island, ad esempio, divenne il teatro del suo ‘best-seller’ (oggi li chiamano così). Lo stesso teatro che naturalmente Luhrmann ha utilizzato per il ‘suo’ “Gatsby”.

L’adattamento del regista di “Moulin Rouge” si giova della presenza di Leonardo Di Caprio nel ruolo di J. Gatsby, Tobey Maguire nel ruolo dell’alter-ego di Fitzgerald (Nick Carraway) e di Carey Mulligan nei panni di Daisy Buchanan.

Lo sfarzo, i soldi sporchi e gli amori fragili

Sono gli anni in cui La Grande Mela ogni mattina recita la sua parte di città votata al progresso, dove conta soltanto essere in prima fila per la frenetica corsa all’oro. Non importa come lo si ottenga, l’importante è averlo. J. Gatsby, ad esempio, è straricco ma nessuno in città sa come mai e nel contempo le leggende sul suo conto si moltiplicano. Il suo vicino di casa, lo scrittore Carraway, lavora come mediatore finanziario nel settore di coloro che ricchi non lo sono ma che potrebbero diventarlo. Nick è il cugino (venuto da lontano) di Daisy. Daisy, oggetto dell’ossessione di J. Gatsby, è la ragazza ‘dorata’. Ama il divertimento, le feste mondane in cui circondarsi di illustri compagnie, lo sfarzo. Ama la perfezione. Amava anche suo marito Tom, sposato un pò per passione e un pò perché era lo scapolo più ricco d’America. Ma Tom Buchanan (Joel Edgerton), è una seconda scelta.

Il faro verde

Nel cuore di Daisy, eterea e accattivante femme fatale, albergò per tanto tempo il desiderio di vedere ritornare dalla guerra un ufficiale che le rapì il cuore pochi mesi prima di convolare a nozze con Tom, campione di polo e uomo che ha presto rinunciato a proteggerla per dedicarsi a mille altre scappatelle. Quell’ufficialee era J. Gatsby, e per starle vicino ha scelto di vivere la sua vita a Long Island, dando ogni settimana feste sfarzose (in cui tutta la New York ‘bene’ si riuniva) con il solo scopo di vederla. Ogni sera J si affaccia dal pontile della sua villa infinita e guarda la casa di Daisy dall’altra parte del fiume illuminata da una luce verde. Stringendo quel bagliore in un pugno gli sembra di accarezzare il passato che ha perduto per ragioni ignote.

Daisy e J si rincontrano solo grazie alla mediazione (questa volta poco ‘finanziaria’ e molto passionale) di Nick. Probabilmente, in un film che vuole essere lo spaccato di un’età corrotta da affari illeciti e infedeltà sentimentale, Nick Carraway è l’unico personaggio puro del film. L’unico amico rimasto vicino a Gatsby fino alla fine. Un finale che spezza il cuore metterà a posto le cose a ‘modo proprio’, e forse l’unico che davvero avrà imparato qualcosa da questa storia è proprio lui. Narratore intradiegetico della pellicola di Luhrmann, Carraway sfuggirà peraltro alla pazzia scrivendo un romanzo. Quel romanzo non può che essere la storia del suo ‘idolatrato’ vicino di casa.

Il giudizio del CineManiaco

Che Baz Luhrmann abbia la stoffa per dirigere un’opera così vasta e ricca di elementi letterari e antropologici sempre in equilibrio precario, è cosa nota. Dalla sua ha nel curriculum una rivisitazione ambiziosa come quella di “Mouling Rouge” e volente o nolente sembra essere partito da lì per girare il ‘suo’ Gatsby. Il film, soprattutto nella prima parte, risente proprio dell’influenza da musical che caratterizza la pellicola citata. Un inizio pressoché confuso fa ‘perdere punti’ alla trama e ai suoi personaggi. L’illuminazione vera e propria si ha con l’entrata in scena di Di Caprio, vero protagonista di un ‘tutto’ raccontato dalla voce narrante di Nick Carraway/Maguire. Senza dubbio, l’attore di ‘Titanic’ non affonda nei panni del ricco e misterioso padrone di casa e padrone del destino di Daisy, eccezion fatta per alcune scene in cui sembra di rivederlo giovane al fianco di Kate Winslet sul transatlantico che va incontro all’iceberg. Si tratta di scene ‘al miele’ che rovinano il sapore forte di un film in cui sfarzo e povertà si incontrano a metà strada. Idealmente, l’incontro avviene nei pressi della discarica di New York, punto di fuga di un film che si conclude lì sul finale. Nel complesso è un film multiforme, gestito benino e capace di suscitare emozioni fuori dagli ‘standard’. Volendo entrare nei dettagli, c’è una colonna sonora che rovina ogni momento clou e mette le immagini più belle a repentaglio. Dov’è finito il Jazz di Fitzgerald?
Voto: 6,5

Scheda del film

USCITA CINEMA: 16/05/2013
GENERE: Romantico
REGIA: Baz Luhrmann
SCENEGGIATURA: Baz Luhrmann, Craig Pearce
ATTORI: Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan, Tobey Maguire, Isla Fisher, Joel Edgerton, Gemma Ward, Callan McAuliffe, Amitabh Bachchan, Jason Clarke, Daniel Newman, Jack Thompson, Jacek Koman, Elizabeth Debicki.

Trailer

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