Il buio nell’anima, recensione

di Pietro Ferraro 7

La speaker radiofonica Erica Bain (Jodie Foster) ha una vita decisamente appagante, un lavoro che adora e David (Naveen Andrews) un bel fidanzato che la ama e che vorrebbe sposare, ma il destino ha deciso altrimenti e una sera Erica e David  subiscono un’aggressione da tre balordi.

David avrà la peggio perchè i tre lo pesteranno a morte, mentre Erica riuscirà nonostante le violenze subite a restare in vita il tempo necessario per essere soccorsa e portata in ospedale.

Le ore successive saranno per lei una sorta di inferno in terra, mentre il corpo recupera in fretta, il trauma psicologico ha invece inferto danni devastanti che richiederebbero un supporto professionale.

Per Erica ormai la vita è diventata un continuo guardarsi alle spalle, un limbo in cui paura e inquietudine riempono la giornata minandone un quotidiano che sembra ormai un lontano ricordo della vita di qualcun altro.

Dopo aver acquistato illegalmente un’arma Erica lascia che la rabbia accumulata dopo il trauma venga a galla e la trasformi in un sorta di vigilante che comincia a giustiziare balordi in giro per la città, ma la sua opera di pulizia e la violenta elaborazione del suo dolore attireranno inevitabilmente l’attenzione di un detective.

Un’accoppiata intrigante quella che vede l’eclettico regista de La moglie del soldato Neil Jordan e la sempre più brava Jodie Foster cimentarsi nell’ardua impresa di dare spessore e uno sguardo autorale ad un filone, il revenge-movie, che negli anni ’70 e ’80 ha dato vita al discusso franchise de Il giustiziere della notte con il granitico Charles Bronson, ma ha anche contaminato a più livelli il cinema di genere figliando anche qualche piccolo cult come l’australiano Interceptor.

Jordan è un regista capace di notevole introspezione, ma anche di sorprendenti fughe nel genere fantastico che ne mostrano un’aspetto commerciale davvero intrigante, chi ha visto la fiaba dark In compagnia dei lupi piuttosto che Intervista con il vampiro sa a cosa ci riferiamo, ma in questo caso sembra che Jordan si trovi ad un bivio e che dimostri poco coraggio nell’affrontare il lato ambiguo e scomodo della faccenda, quello tanto per intenderci che la serie con Bronson affrontava a viso aperto.

Così il regista sceglie di accontentare un pò tutti, il critico che cerca i dubbi dell’anima a tutti i costi, ma anche lo spettatore che potrebbe ritrovarsi frustrato se alla fine i conti non tornassero, così ne vien fuori un film discreto che però manca l’affondo, ma con una intensa Jodie Foster che grazie alle mille sofferenti sfumature regalate al suo personaggio riesce comunque a nobilitare oltremodo l’intera operazione che si pone una spanna sopra gli eccessi protofemministi del pretenzioso Extrema-Al limite della vendetta di Talia Lugacy.

Note di produzione: nel cast compare nel ruolo del fidanzato della protagonista Naveen Andrews, il Sahid del serial Lost, La Foster aveva già interpretato una donna vittima di abusi nel dramma Sotto Accusa che nel 1988 gli valse un Premio Oscar come miglior attrice protagonista.

Commenti (7)

  1. “VITTIME SACRIFICALI”, di Paolo Abate, Liceo classico “Ruggero Settimo di Caltanissetta – Tensione massima di fronte a vicende sconvolgenti che si snodano per 121 min, magistralmente sottolineati dalla colonna sonora di Dario Marianelli, con l’aggiunta di Answer di Sarah McLachlan. New York. La città più sicura del mondo si trasforma, degenera. I palazzi spuntano come cromosomi sul DNA delle sue strade. E’ orribile avere paura di un luogo amato, spaventarsi in un angolo che si conosceva così bene, non riuscire a salire i gradini tanto noti. Credevo che la paura appartenesse ad altre persone … ora ce l’ho dentro”. Questo e tanto altro è ciò che racconta Neil Jordan di Erica Bain, voce della “WNKW”, prima vittima, poi amara osannatrice di crude violenze. Tutto ha inizio una notte a Central Park, in cui Erica e David, prossimi al matrimonio, vengono aggrediti da una crew di malviventi senza alcuna motivazione. David muore, massacrato a Central Park da due bulli, Jodie Foster rimane in coma per tre lunghe settimane, sopravvive nonostante le tremende tumefazioni, si risveglia fisicamente, ma, per il resto, il suo sarà un lungo vegetare. Al risveglio le dicono della morte di David, il mondo le crolla addosso, perché sono sempre i migliori ad andarsene? La ragazza apprende la legge del taglione, un misto di paura e vendetta la porterà a “una sorta di giustizia selvaggia” (Francesco Bacone). Si fa Dio in terra, non c’è altro tribunale, “occhio per occhio … e il mondo diventa cieco” (Gandhi). Compra illegalmente una pistola per affrontare le strade e la paura, “pur sapendo che vendicarsi di una viltà significa commetterne un’altra” (Petrus Borel). Ogni omicidio che compie è gradualmente meno giustificabile. Un mini-market, le tenebre della metropolitana, i meandri della droga e della prostituzione, gli spiazzi di un garage pubblico. Il detective Mercer cerca di ripulire il marciume “legalmente”, glielo impone il suo distintivo, ma, lentamente, instaura con l’assassina un inconscio rapporto di complicità, come due rette che viaggiano perpendicolarmente su di un piano con la stessa intensità. Una notte insonne porterà allo scoperto quella fitta rete di delitti commessi da Erica e, a tracciarne le sorti, sarà proprio Terrence Howard che le concede l’ultima vittima sacrificale, la più importante, lasciandosi anch’egli coinvolgersi nella strage. Corrotto? Innamorato? Complice? Il rapporto tra i due resterà sospeso nel dubbio, l’unica certezza è, per lui, l’avere capito quanto sia spesso inutile far pagare una pena per una colpa generata dal logorio di una lacerazione interiore, ma è una risoluzione eticamente corretta? Il finale lascia perplessi “per il messaggio non politicamente corretto, a dir poco controverso” (Claudia Morgoglione). “Via libera a chi ha deciso per conto suo chi sono i cattivi e si attribuisce il compito di farne piazza pulita?” (La Repubblica). Erica, comunque, ha riscattato la morte di David, ma è una soddisfazione solo apparente, il suo cuore, infatti, non ritroverà più né la serenità né la spensieratezza, la sua vita non le apparterrà mai più … “Quando si è vittime di un’atroce violenza, un buio interno s’impossessa della propria anima e mai si potrà rivedere la luce come prima” (www.movieplayer.it).

  2. @ Matilde Perriera:
    “Così il regista sceglie di accontentare un pò tutti, il critico che cerca i dubbi dell’anima a tutti i costi, ma anche lo spettatore che potrebbe ritrovarsi frustrato se alla fine i conti non tornassero”

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