I cannoni di Navarone, recensione

di Redazione 2

Seconda guerra mondiale, sull’inespugnabile isola greca di Nekos una divisione di fanteria inglese deve essere evacuata prima che le forze naziste possano intercettarla, purtoppo a guardia dell’isola due potentissimi cannoni piazzati nella vicina isola di Navarone coprono l’intera zona, inutili le incursioni aeree per renderli inoffensivi.

Il comandante Jensen (James Robertson Justice) ha l’arduo compito di portare a termine il recupero, così organizza una missione a cui partecipano alcuni militari tra cui l’ex colonnello dell’esercito greco Andrea Stavrou (Anthony Quinn) e il caporale John Miller (David Niven) chimico esperto di esplosivi, e il trafficante e malavitoso Spyros Pappadimos (James Darren) che conosce l’isola e fungerà da guida.

La missione consiste nel penetrare la fortezza di roccia e mettere fuori uso la batteria di cannoni, una volta giunti sull’isola la squadra usufruirà dell’assistenza di un gruppo di partigiani che attendono il loro arrivo, purtroppo tra di loro si cela un traditore.

I cannoni di Navarone è un classico war-movie che ha dalla sua un’ottima atmosfera avventurosa, suspence e grande impatto visivo che uniti ad un cast di grandi divi attirò nelle sale molto più pubblico della media destinata al genere, guadagnandosi non solo il titolo di cult-movie, ma anche uno dei maggior incassi ottenuti da un film di guerra.

Alla regia il veterano J. Lee Thompson regista inglese che negli anni’80 si cimenterà ancora con il genere avventuroso in Allan Quatermain e le miniere di Re Salomone (protagonisti il Richard Chamberlain del televisivo Uccelli di rovo e un’esordiente Sharone Stone) e dirigerà Charles Bronson nel quarto capitolo de Il giustiziere della notte.

Nel cast oltre alle star Anthony Quinn, David Niven e Gregory Peck, da segnalare nel ruolo di un partigiana l’attrice greca Irene Papas che tre anni più tardi affiancherà Anthony Quinn nel classico Zorba il greco.

I cannoni di Navarone non passò inosservato neanche tra gli addetti ai lavori, l’Academy award gli assegnò un Oscar tecnico per i migliori effetti speciali, e la pellicola si guadagnò anche due prestigiosi Golden Globe, Miglior film dremmatico e Miglior colonna sonora.

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